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Coop spurie, tra le agevolazioni normative si insinua il malaffare

Ancora una volta la Cgil modenese richiama l'attenzione sulle aziende cooperative non aderenti alle Centrali, dove la trasparenza e le finalità sociali sono forse solo un lontano ricordo. Trasporti e logistica i settori più controversi

Il recente Rapporto 2013 della Guardia di Finanza modenese pone il nostro territorio al top, con una crescente evasione fiscale - recuperati ben oltre 300 milioni - ed un poco invidiabile primo posto per le "imprese del tutto sconosciute". Tra questi 64 soggetti economici modenesi, evasori totali, per la prima volta spiccano le "cooperative" di lavoro. Imprese anomale con ben poco di coop, in versione "privatistica" per sottrarsi alle funzioni di vigilanza, controlli e vincoli che le Centrali riconosciute, sono tenute ad esercitare per legge verso le aziende associate. É ancora Franco Zavatti, coordinatore legalità e sicurezza Cgil regionale, ad intervenire su questo tema delicato e controverso.

“Si affidano al consulente o studio professionale di comodo e troppo spesso in queste imprese si vive di lavoro nero, con dipendenti supersfruttati e trasformati in ignari "soci coop" – spiega il sindacalista - coi soliti trucchi per evadere fisco e contributi; con bilanci di comodo, raramente certificati e depositati, scommettendo sui rari controlli; quasi sempre senza Consiglio d'Amministrazione e con un Amministratore Unico che troppo spesso è straniero”. I settori più "frequentati" da queste imprese border line sono anche quelli più esposti ai colpi devastanti della sleale concorrenza e della rincorsa al prezzo più basso. A partire dall'autotrasporto, logistica e facchinaggio; costruzioni ed infrastrutture; attività di consulenze e noleggi; servizi impropri nel ricco ed esteso settore della lavorazione delle carni ed agroalimentare modenese. Questi sono i settori ove operano estesamente cooperative modenesi,o impiantate stranamente a Modena, palesemente spurie e dove si intrecciano o convivono gravi vertenza sindacali,pesanti interventi ispettivi, provvedimenti giudiziari, estese investigazioni della Finanza per truffe, frode fiscale, falsificazione contabile, illecita somministrazione di mano d'opera e modalità di moderno caporalato.

Il variegato settore dell'autotrasporto, facchinaggio e servizi di logistica, è presente in provincia con 2.375 imprese "iscritte", ma in realtà sono "attive" in 2.108 (89%) per complessivi 14.817 addetti. Nel solo 2013 le imprese cancellate sono il triplo delle nuove entrate. Effetto combinato del permanere della forte crisi, ma anche della "pulizia degli elenchi", con la cancellazione di tante aziendine di autotrasporto proprietarie, stranamente, di nessun automezzo. O per leggerezza o per prestanome. Fatto sta che nelle province contigue di Modena e Reggio, in due anni sono state opportunamente cancellate oltre 500 di queste imprese "virtuali", senza mezzi. 

“É probabile però che alcune di queste ditte si siano trasformate in coop spurie – spiega ancora Zavatti - Infatti nel medesimo settore autotrasporti/logistica e facchinaggio, in provincia sono 348 le imprese cooperative con oltre 8.700 addetti - primato in regione - ma in schiacciante maggioranza non aderenti alle Centrali legalmente riconosciute. Il dato ancor più allarmante sta nella grande apertura della forbice fra le coop di questo settore, "iscritte" in elenco imprese e quelle realmente "attive": solo poco più di una cooperativa su due è in attività. Oppure, con malizia, quasi una coop su due in quel settore, risulta non attiva ma potrebbe avere una "qualche attività". 

“Il 90% delle imprese coop del settore in analisi – illustra la Cgil – non hanno nominato e registrato un proprio "organo di controllo".  Quasi il 65% di esse è "governata" da un Amministratore Unico, anzichè da un più normale Consiglio d'Amministrazione. Un centinaio di queste coop "modenesi"del settore, sono presiedute da cittadini stranieri. Tutte senza CdA, con Amministratore Unico, nessun Organo di controllo e residenze prevalenti in Marocco e Tunisia, ma anche Albania e Moldavia”.

“Pochissime - circa il 90% - rispettano la normativa del regolare "deposito dei bilanci annuali" presso la Camera di Commercio, contando sulla scarsa applicazione delle sanzioni pur previste: dalla multa alla cancellazione. Addirittura, negli ultimi 6 anni, una su cinque ha mai presentato bilanci.  Solo il 10% - conclude Zavatti - ha effettuato la revisione dei bilanci negli ultimi quattro anni presso una centrale cooperativa riconosciuta e solamente 7 con revisione ministeriale”.

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