Economia

Il settore ceramico riparte alla grande, fatturato a +18,9%

L'analisi del Presidente di Confindustria Ceramica mette in luce numeri positivi che proiettano il comparto verso Cersaie 2021

"Sorpresa" nei dati di fatturato del primo trimestre 2021, segnala dal distretto di Sassuolo il presidente di Confindustria Ceramica Giovanni Savorani. Dopo che nel secondo semestre 2020 si è recuperata gran parte del crollo di vendite del lockdown, quest'anno, per la prima volta da 15 anni, il fatturato italiano delle aziende produttrici di piastrelle segna +18,9%, a fianco di un export al +7,2%, per un totale di ricavi al +9% rispetto al 2020, l'anno dei segni negativi. Si tratta di un trend favorevole, quello del primo trimestre, che dovrebbe proseguire anche nei mesi successivi. 

"È un progresso reale, nell'ordine del 7% complessivo se lo si confronta con quello del primo trimestre 2019. Ed è- assicura Savorani- una crescita vera, che dimostra un forte rimbalzo della domanda. Possiamo dire che il nostro settore ha intercettato la ripresa, oltre l'emergenza sanitaria. In questo ambito diciamo ancora grazie al premier Mario Draghi, per la visita della scorsa settimana agli stabilimenti ceramici e per aver scelto il nostro come settore che- cita l'industriale romagnolo ripensando alle parole di Draghi nel territorio- 'non si è mai fermato nemmeno durante il lockdown e ha saputo cogliere tutte le opportunità' della ripresa". 

Il presidente degli industriali ne parla in conferenza stampa dal distretto di Sassuolo, in vista dell'assemblea dell'associazione in programma nel pomeriggio. Sempre su quest'anno, confida dunque Savorani, "visto che molte aziende e tante multinazionali stanno capendo che per rivestire le superfici la ceramica è molto più sana e igienica, rispetto al materiale plastico, il segno positivo del primo trimestre dovrebbe proseguire anche in quelli successivi: la ripartenza del mercato italiano, in particolare, innalzerà di molto la media delle vendite nel nostro settore.

All'assemblea confindustriale, che ha provveduto ad eleggere il nuovo Consiglio generale, tengono banco le relazioni di Giuseppe Schirone (Prometeia) sulla congiuntura, di Davide Tabarelli (Nomisma Energia) sull'Ets (il sistema per lo scambio delle quote di emissione dell'Ue) e di Antonio Bruzzone (BolognaFiere) sulla riapertura delle attività. In quest'ultimo ambito, osserva Savorani a margine dei lavori in vista del ritorno di Cersaie a Bologna Fiere, dal 27 settembre all'1 ottobre: "È la prima fiera internazionale dedicata all'architettura ed al design organizzata in Italia dalla ripartenza, e già oggi il 95% degli spazi disponibili è stato opzionato. Sarà un Cersaie col botto". 

Aggiunge quindi Savorani: "Nel corso del secondo semestre dello scorso anno abbiamo recuperato gran parte del crollo di vendite dovuta al lockdown, una intonazione positiva che già in questo primo trimestre 2021 ci ha portato a superare i livelli pre pandemia. L'attenzione al 'bene casa' in tutto il mondo, unito alle caratteristiche di salubrità, sostenibilità e durevolezza, hanno spinto in alto il consumo di ceramica nei diversi continenti. Gli incentivi previsti dal Recovery Plan e la semplificazione burocratica possono rendere duratura e consistente questa crescita". Venendo agli altri comparti del settore, la ceramica sanitaria, centrata nel distretto di Civita Castellana, nel viterbese, mostra un fatturato 2020 di 306,2 milioni di euro, con vendite sui diversi mercati esteri per 137,8 milioni (45% del totale); il fatturato dei materiali refrattari è in flessione rispetto allo scorso anno (319 milioni di euro, -21,6%) e deriva da vendite sul territorio nazionale in calo del -30,5% e da esportazioni in calo del -11,5%; le stoviglie in ceramica segnano 32,8 milioni (-34,1%), di cui il 70% realizzati in Italia, e per i laterizi il fatturato è stato di 380 milioni, principalmente realizzato sul mercato italiano. In tutta la ceramica italiana nel suo complesso, sono 271 le società attive in Italia: occupano 26.750 addetti diretti e fatturano 6,2 miliardi, a fianco dell'internazionalizzazione produttiva in Europa e nord America.

(DIRE)

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