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Lunedì, 27 Maggio 2024
Economia

Diffusione inarrestabile dei voucher: "E' un'invasione subdola"

La Cgil, dopo la diffusione die dati Inps, muive nuove critiche al sistema di pagamento dei buoni lavoro. Oltre la metà risulta nella categoria "attività non identificata", creando un calderone di situazioni al limite della legalità

Più che una crescita sembra un virus. La Cgil di Modena mette in fila i dati sull'"aumento esponenziale" dei voucher e lancia l'allarme: il lavoro cattivo sta scacciando quello buono sotto la Ghirlandina e dintorni. Perchè dietro i numeri, dice Claudio Riso, responsabile mercato del lavoro nella segreteria della Cgil di Modena, si trovano "altre conferme rispetto all'abuso che si fa di questo strumento arrivano dai numeri sulla tipologia dei settori in cui vengono utilizzati. 

A smentire, ancora una volta, il luogo comune secondo il quale i voucher sarebbero utilizzati per attività saltuarie, è la classificazione della tipologia di settore nel quale i buoni lavoro vengono impiegati". Più della metà, 1.461.047, sono registrati infatti sotto la voce "attività non classificata": in pratica, "una enorme sacca dentro la quale sono ricompresi settori quali l'edilizia, l'industria e il manifatturiero, determinando in questo modo le condizioni per cui il lavoro cattivo -inteso come scarsamente retribuito, senza garanzie, tutele, diritti- scaccia il lavoro buono". Altrove, sono residuali: toccano il 12% nel commercio, l'11% nel turismo, appena il 2% nelle attività agricole. 

"I casi che più volte la Cgil di Modena ha denunciato, dimostrano che la liberalizzazione di questo strumento consente ad aziende e imprese di ogni tipo di poter pagare a voucher indistintamente qualunque lavoratore per qualunque attività", riassume quindi Riso. "I numeri, sempre più clamorosi, ci dicono che le imprese modenesi si fanno pochi scrupoli nell'attingere a piene mani alla forma più precarizzante di lavoro che possa esserci", insiste il sindacalista.

E quali sono i numeri? Eccoli: 2.879.448 buoni lavoro venduti fanno di Modena la seconda provincia più voucherizzata dell'Emilia-Romagna, subito dietro a Bologna. Il dato è parziale (c'è tempo fino ad aprile per segnalare all'Inps l'acquisto dei voucher), ma tanto basta alla Camera del lavoro per avvisare: "Col dato definitivo è estremamente probabile che la provincia di Modena tocchi i tre milioni di voucher venduti". Un "aumento esponenziale", appunto: nel 2014 ne erano stati venduti un milione e 665.163 e nel 2015 due milioni e 302.690. 

I voucher in sostanza "stanno subdolamente sostituendo i regolari rapporti di lavoro, non facendo emergere il lavoro nero e anzi, in qualche modo, addirittura favorendolo. Si tratta di una degenerazione che minaccia la tenuta del tessuto economico e lavorativo e che deve essere fermata, subito", avverte Riso. In questo contesto si inserisce il referendum della Cgil sui voucher che punta alla cancellazione di questo strumento e al ridisegno di una nuova tipologia contrattuale che definisca regole, ambiti, limiti e diritti del lavoro occasionale. "Sono troppi i danni per i lavoratori e non c'è più tempo da perdere, per questo è urgente che si smetta di pensare a improbabili modifiche e soluzioni tampone, che il Governo definisca in fretta la data per il referendum e dia agli italiani la possibilità di esprimersi", esorta la Cgil modenese.

(DIRE)

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