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Economia Vignola

Ciliegia di Vignola a marchio Igp, non è tutto oro quello che luccica

Alla prova dei fatti il marchio Igp ottenuto nel 2012 non si dimostra ancora efficace: solo il 50% delle ciliegie prodotte rientrano nei parametri fissati. Regge il mercato delle cooperative, ma crolla quello di libero scambio

La prima campagna di raccolta delle ciliege nel comprensorio cerasicolo pedemontano non ha “dato frutti” soddisfacenti. Non si tratta soltanto della quantità di prodotto raccolto e disponibile alla commercializzazione, ma di un vulnus legato alla certificazione di qualità Igp, ottenuta nell'ottobre dello scorso anno.

Il problema maggiore di questa prima stagione del marchio Igp è stato causato, come rileva il Consorzio della ciliegia tipica di Vignola, dall’esclusione dal disciplinare di ben 14 varietà del frutto, le più “giovani”, cioè coltivate da meno anni, che però rappresentano circa il 50% della produzione totale del comprensorio e sono, sottolinea Walter Monari, direttore del Consorzio, “belle e soprattutto buone come le ciliegie certificate Igp, coltivate nello stesso modo e dagli stessi produttori”. L’accoglimento nel disciplinare solo di una parte delle varietà coltivate ha reso necessaria la creazione di un imballaggio alternativo per quelle escluse, garantite comunque per qualità e provenienza ma che non hanno potuto fregiarsi della dicitura “Vignola”. Si è innescata così una concorrenza interna al sistema che ha danneggiato il marchio Igp “Ciliegia di Vignola”. 

Da qui la richiesta di una modifica del disciplinare che, annuncia Luca Gozzoli, assessore provinciale all’Agricoltura, “abbiamo già avviato presentando al ministero delle Politiche agricole una bozza che include tutte le varietà coltivate nel comprensorio. La partenza dell’Igp – prosegue Gozzoli – complice anche il maltempo, è stata difficile, come tutti gli inizi. Ma l’Igp, migliorando il disciplinare con le modifiche che chiediamo per renderlo applicabile, va sostenuto perché dietro il marchio c’è non solo la qualità del prodotto ma anche la sua tracciabilità e il legame chiaro tra produttore e consumatore anche nella grande distribuzione”. Le modifiche al disciplinare richieste sono: aggiungere le varietà mancanti per arrivare a marchiare con l’Igp almeno l’80 per cento del prodotto; semplificare le operazioni di chiusura degli imballaggi e le norme di etichettatura e confezionamento.

Per la prima campagna, hanno aderito al marchio Igp 496 produttori (436 produttori semplici, 60 produttori confezionatori) e 14 centri di confezionamento per una superficie di circa 350 ettari coltivati e pari al 65% della produzione totale. I dati ufficiali della campagna 2013 saranno disponibili solo in agosto ma si stima che la produzione del comprensorio ammonti a circa 30 mila quintali, in linea con quella dello scorso anno ma, a causa del maltempo, molto più bassa della media della zona che è di circa 50 mila quintali. 

Da sottolineare come la maggior parte della produzione marchiata Igp di quest’anno, circa il 70%, proviene dalle cooperative, mentre i mercati liberi hanno ottenuto scarsi risultati a causa, principalmente, dall’esclusione dal disciplinare di una buona parte delle varietà che coltivano e dai problemi derivanti dall’obbligo di chiusura degli imballaggi. Per questi motivi quest’anno il marchio Vignola è stato richiesto principalmente dalla grande distribuzione organizzata mentre si è evidenziato un calo importante di domanda sul libero mercato.

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