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Martedì, 5 Luglio 2022
Economia

Disoccupazione femminile, da Modena parte l'allarme

La Cgil modenese presenta i dati sulla condizione del lavoro femminile e individua in strumenti di conciliazione uno degli snodi decisivi per combattere la disoccupazione e la qualità della vita delle famiglie

La provincia di Modena continua ad avere tassi di occupazione femminile superiore alla media nazionale (60,3% contro il dato nazionale che si ferma al 46,5%) e i dati elaborati dall'osservatorio Ires-CGIL sul mercato del lavor  e dallo studio “Il mercato del lavoro oggi” del Centro Documentazione donna di Modena, ci consegnano un quadro che denota notevoli criticità. 

La crisi ha impoverito il mercato del lavoro e la componente femminile ha perso il 3,6% nel 2014 sull'anno precedente, che si aggiunge al calo del 3,7% già subito anche nel 2013. Il tasso di disoccupazione femminile è in forte crescita ( dal 5,8% del 2012 al 7% del 2013, con un lieve miglioramento nel 2014 secondo le proiezioni Istat), anche per un aumentato contingente di manodopera femminile che si è messa in cerca di occupazione per rimpinguare il bilancio famigliare indebolito dalle  condizioni di disoccupazione o cassa integrazione del partner. 

Se in generale i giovani hanno tassi di precarietà più alta (il 63,2% ha un contratto a tempo determinato in Emilia Romagna nella fascia 15-24 anni), le donne sono quelle che ne subiscono il peso maggiore e più a lungo, mentre i coetanei uomini cominciano a trovare contratti a tempo indeterminato nella fascia 25-34 anni. Questi dati modenesi trovano corrispondenza nei dati nazionali dell'Istat che rivelano che il tasso di occupazione delle madri  è inferiore del 30% rispetto alle lavoratrici senza figli, come anche il dato delle dimissioni entro l'anno di nascita del figlio che sono salite dal 18,4% del 2005 al 22,3% del 2012. 

Per la Cgil di Modena la leva principale su cui agire sarebbe quella degli strumenti di conciliazione vita-lavoro per aumentare le possibilità di occupazione femminile, anche per migliorare il benessere complessivo delle famiglie. Uno studio della Banca d'Italia, infatti, imputa al basso tasso di occupazione femminile (46,5%), l'alta incidenza della povertà delle famiglie, mentre se si aumentasse l'occupazione femminile al 60% ciò comporterebbe un aumento del 9,2% del prodotto interno lordo. 

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