Emilia-Romagna tra le prime per la maturità digitale delle imprese, ma c'è tanto da fare

I risultati dell’indagine curata da Regione, Unioncamere regionale e Università di Modena e Reggio Emilia. Il 65% delle imprese adotta almeno una delle tecnologie abilitanti 4.0. Una su cinque ha raggiunto un buon grado di maturità digitale

L’impresa che vuole essere competitiva deve essere digitale. Soprattutto in una fase come l’attuale in cui il processo di diffusione delle tecnologie digitali è stato forzatamente accelerato dalle misure di contenimento del contagio da Covid 19.

E’ questo lo scenario in cui è stata presentata la prima indagine sui processi di trasformazione e maturità digitale delle imprese, promossa da Regione Emilia-Romagna, Unioncamere regionale, Università di Modena e Reggio Emilia, in un partecipato seminario on line organizzato in collaborazione con la rete dei PID (Punti impresa digitale) delle Camere di commercio, che hanno raccolto i questionari di assessment (valutazione) compilati da oltre 1600 imprese regionali.

Dallo studio, che esamina la digitalizzazione e la gestione dei flussi informativi in rapporto a ogni singola funzione aziendale, emerge come in Emilia-Romagna il grado di maturità digitale cresca all’aumentare delle dimensioni, tra i 250 e i 499 addetti. Il mercato B2B è quello più digitalizzato.

Il dato che la ricerca mette in luce -sostiene Giovanni Solinas docente di Economia industriale del dipartimento di Economia ‘Marco Biagi’ dell’Ateneo di Modena e Reggio Emilia è che un nucleo consistente di imprese – una su cinque- ha raggiunto un buon grado di maturità digitale. Il processo è trasversale: riguarda la manifattura e i servizi, grandi, piccole e medie imprese”.

Il settore informazione e comunicazione è il più aperto al digitale, ma c’è varietà elevata nella manifattura, dove più avanti sono macchinari-apparecchiature, gomma, metallurgia e autoveicoli.

Un altro dato rilevante è che il 65% delle imprese adotta almeno una delle tecnologie abilitanti 4.0. Dalla ricerca, riguardo l’aspetto della consapevolezza digitale, emerge però l’alto numero di imprese che utilizzano tecnologia senza essere formate e di qui la necessità di investire sotto questo profilo, per rispondere all’evoluzione della domanda di professioni e competenze.

La seconda parte dell’indagine è rivolta a fornire una misura di questi aspetti. Si guarda alla adeguatezza dei processi formativi all’interno delle imprese e all’andamento della domanda di lavoro.

L’analisi di oltre tre milioni di rapporti di lavoro attivati dalle imprese nelle principali filiere produttive negli ultimi 10 anni – aggiunge Solinas - evidenzia un dato di straordinaria rilevanza: a un assunto su due ha un profilo professionale che richiede competenze digitali.

La prospettiva digitale è necessaria per le imprese e infatti sia la nuova Strategia industriale europea che il Recovery Plan mettono la digitalizzazione tra le priorità.

Nella indagine che sottolinea il ruolo della filiera produttiva, c’è una lettura attenta di tutti i fattori e delle tecnologie, della formazione e capacità di utilizzare quanto si sta realizzando dentro le nostre imprese – precisa Morena Diazzi, direttore generale Economia della conoscenza, del lavoro e dell’impresa Regione Emilia-Romagna – La trasformazione digitale è pezzo di processo più complessivo. L’investimento sul digitale, nell’innestare processo di appropriazione di competenze e conoscenze va nella direzione del piano per lo sviluppo digitale della Regione, del data valley come bene comune. Un filone a cui si collegano la costruzione della S3 smart specialization strategy e la nuova programmazione europea Fesr-Fse di sostegno alle imprese. Occorre insistere in uno sforzo di sistema tra Regione, Università, Camere di commercio. La maturità digitale è chiaramente una condizione fondamentale per l’economia post Covid”

E’ quindi un percorso avviato, in cui c’è bisogno di costruire competenze in uno sforzo comune. La sfida è creare una rete di innovazione tra diversi attori che devono dialogare con le aziende per favorire diffusione conoscenze, creare consapevolezza, sostenere investimenti tecnologici per il decisivo cambio di passo, accompagnare ed aiutare le imprese.

L’ultima indagine Excelsior di Unioncamere Italiana evidenzia come il 60,4% della futura forza lavoro deve possedere competenze digitali di base (utilizzo di internet, strumenti di comunicazione digitale, ecc.) e il 36,2% dei nuovi occupati abilità «avanzate» (utilizzo delle tecnologie 4.0, ecc.).

Se in generale il Sistema Camerale nel periodo 2017-2019 e fino al 2020 ha stanziato oltre 110 milioni di euro, per sostenere la trasformazione digitale tramite acquisto di tecnologia ma soprattutto di formazione e consulenze - spiega Antonio Romeo, responsabile del coordinamento della rete nazionale PID-Punto impresa digitale -c’è ancora molto lavoro all’orizzonteIn base agli ultimi dati di settembre in Italia sono oltre 250.000 le imprese che hanno usufruito di servizi Pid”.

In Emilia-Romagna, tra le imprese, si riscontra un numero più basso di esordienti e apprendisti digitali, pari al 45% rispetto al 55% a livello nazionale del numero delle imprese che si collocano nei primi due step della digitalizzazione, anche se emerge un 15%, quindi qualche punto in più rispetto alla media nazionale, di imprese più performanti.

L’Emilia-Romagna si colloca tra le prime tre regioni a livello nazionale per digitalizzazione delle imprese, con un trend simile a quello della Lombardia, che è seconda, e a poca distanza dall’Alto Adige, primo sul podio. Se l’Emilia-Romagna risulta anche più avanti in questo campo, seppur non di molto, di regioni come Piemonte e Veneto, è anche vero che il digitale non è per tutti. Solo le imprese che operano in filiera, infatti registrano livelli di digitalizzazione più alti. Le imprese investono di più, infatti, se sono inserite in una filiera produttiva, logistica e clienti a valle e a monte, al cui interno c’è maggiore necessità di dialogo ‘smart’ e scambio di informazioni. Quando si tratta di digitalizzare i processi interni, a partire dalle risorse umane, ci sono maggiori difficoltà, anche in Emilia-Romagna: ci riescono meglio solo le medie e grandi.

La sfida, quindi, è di rafforzare una rete di innovazione e i diversi attori devono dialogare sempre più con le imprese.

La digitalizzazione delle imprese è una priorità e si collega strettamente al livello di competitività nel mercato nazionale e nei mercati esteri, ma il lavoro da fare è ancora molto- conferma il segretario generale di Unioncamere Emilia-Romagna, Claudio Pasini - L’ultimo censimento Istat, del 2019, dice che le imprese italiane non sembrano pronte a raggiungere la maturità digitale. Ben tre quarti di imprese con almeno 10 addetti, pur effettuando investimenti digitali, non riescono a essere caratterizzate da un utilizzo davvero integrato delle tecnologie disponibili. La maggior parte- nota Pasini- è riuscita ad avviare un percorso grazie agli incentivi statali e regionali ultimi anni. Ma gli imprenditori sono concentrati sugli investimenti infrastrutturali, come le soluzioni Cloud o la fibra ottica, lasciando spesso a un’eventuale fase successiva l’adozione di tecnologie applicative più complesse, che però sono quelle che avvicinano alla maturità digitale. Si tratta di un processo velocizzato negli ultimi mesi dalla pandemia. Il percorso è ancora lungo: occorre garantire supporto e accompagnamento alle imprese per aiutarle a compiere il decisivo salto di qualità nell’acquisizione di cultura digitale. In tale direzione - conclude Pasini- opera il “network nazionale Industria 4.0” che attraverso i Punti Impresa Digitale (PID) delle Camere di commercio, i digital innovation hub e i competence center accompagna e supporta le imprese nella trasformazione digitale 4.0”.

Giuseppe Iannaccone, segretario generale vicario Camera di commercio di Bologna che, evidenziando la necessità di fare passi avanti nella digitalizzazione ha approfondito il tema dell’utilizzo dei voucher digitali Impresa 4.0 “buono nei settori industria, servizi e, in misura minore, commercio e artigianato, ma con la nota dolente dell’agricoltura”.

Di come le tecnologie digitali siano decisive hanno portato testimonianza tre aziende di diversi settori, esempi di eccellenza, a contatto con i punti PID delle Camere di commercio nello sviluppo della propria attività: Marco Arienti (Pulsar Industry Srl), Mirco Vignoli (Blutec Srl), Giancarlo Guadagnini (Enser Srl).

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