Economia

L'impianto Enel Green Power di Finale Emilia ceduto al fondo F2i SGR. Insorgono i sindacati

L'impianto a biomasse della Bassapassa di mano, insieme con le altre strutture di questo genere finora gestite da Enel Green Power. La Cgil lamenta l'assenza di comunicazione e la decurtazione del salario ai lavoratori in appalto

Il gruppo Enel ha raggiunto un accordo con F2i SGR per la cessione dell’intero portafoglio di impianti di produzione di energia elettrica da biomasse in Italia, per una potenza installata complessiva netta pari a circa 108 MW. La cessione riguarda gli impianti in esercizio di Mercure e Finale Emilia, situati rispettivamente in Calabria e in Emilia Romagna, il 50% di Powercrop – la joint venture paritetica Enel Maccaferri - che detiene gli impianti in costruzione di Russi e Macchiareddu ubicati rispettivamente in Emilia Romagna e in Sardegna, e il progetto per la costruzione dell’impianto in fase di autorizzazione di Casei Gerola, in Lombardia.

Il perfezionamento dell’operazione è subordinato, tra l’altro, al nulla osta dell’Autorità Antitrust e potrà avvenire anche attraverso singoli atti di cessione relativi ai diversi impianti, tra il 2018 e il 2019. L’operazione, che si colloca nell’ambito della strategia del Gruppo di gestione attiva e rotazione degli asset, prevede un corrispettivo per la cessione dell’intero portafoglio di impianti pari a circa 335 milioni di euro.

A gestire l'impianto modenese, dunque sarà d'ora in poi il fondo costituito da Cassa Depositi e Prestiti, da Intesa e Unicredit, insieme ad altre fondazioni bancarie locali (non modenesi). Una notizia che ha colto di sopresa la Cgil, che spiega di non aver ricevuto alcuna comunicazione circal'operazione finanziaria.

Non solo, un fatto ben più pressante ha mobilitato l'organizzazione sindacale, che spiega: "Alcuni mesi fa, a seguito di una repentina interruzione di un appalto presso impianto biomasse di Finale Emilia, le organizzazioni sindacali avevano manifestato all'azienda, senza la possibilità di nessun confronto preventivo,la loro preoccupazioni per la sorte dell'impianto e per i lavoratori. Infatti a seguito della predetta cessazione dell'appalto, con l'assegnazione in via privata dello stesso ad una cooperativa. anziché,ad una azienda metalmeccanica i i lavoratori interessati si sono trovati di fronte ad una decurtazione del loro salario, pur continuando a svolgere le di loro mansioni di circa 400 euro".

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