Fallimento Trenkwalder, firmato accordo per i dipendenti diretti

Si risolvono le questioni occupazionali sospese in un limbo. La procedura di mobilità rimarrà aperta ancora per 90 giorni, dopodiché la Trenkawlader Italia Srl sarà chiusa definitivamente

Il 4 aprile è stato sottoscritto finalmente l’accordo tra i sindacati e il curatore fallimentare di Trenkwalder che dà via libera ai lavoratori dipendenti dell’agenzia, dichiarata fallita il 7 dicembre, finora sospesi dalla prestazione lavorativa e senza nessun tipo di ammortizzatore, e dà altresì via libera alla possibilità di accedere alla Naspi (disoccupazione). I lavoratori sospesi interessati sono 35 fra tutte le filiali italiane di Trenkwalder, oltre ai 13 addetti che invece in questi mesi hanno lavorato per le pratiche del fallimento.

L’accordo prevede la mobilità su base volontaria dei lavoratori, senza alcuna rinuncia al periodo di preavviso (diverse mensilità che spettano di diritto ai lavoratori una volta licenziati), istituto contrattuale che era stato al centro della trattativa di questi mesi tra curatore e sindacati. 

Rimane la delusione per il fallimento di un’Agenzia che improvvisamente è passata da una forte crescita ad una situazione fallimentare, lasciando senza lavoro in tutta Italia, dal giorno alla notte, oltre 200 dipendenti diretti (oltre al migliaio di somministrati), lavoratori che in parte sono riusciti a trovare una ricollocazione durante questi mesi. Mentre invece 48 dipendenti saranno costretti a subire i licenziamenti perché ancora in carico all’azienda, condizione che perlomeno darà loro diritto alla Naspi. 

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“E’ inaccettabile – affermano Elisabetta Tiddia Filcams/Cgil e Lorenzo Tollari Uiltucs/Uil - il vuoto normativo che, in caso di fallimento di un’azienda come quello di Trenkwalder, prevede la sospensione senza limiti di tempo dei lavoratori, lasciati senza stipendio e senza ammortizzatori, sino a quando la curatela non decida di aprire la procedura di mobilità (licenziamento collettivo). Situazione ancora più paradossale è quella che interessa tra i lavoratori sospesi, 3 lavoratrici in maternità, e sola ad una di loro l’Inps ha riconosciuto l’indennità di maternità”.

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