Fomaggio contraffatto, Coldiretti plaude all'operazione del Corpo Forestale

Francesco Vincenzi, presidente Coldiretti Modena: "È importante non abbassare la guardia ed essere sempre più incisivi nella richiesta di trasparenza anche per scoraggiare coloro che dalle situazioni torbide e ambigue traggono vantaggi economici"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ModenaToday

“Il nostro plauso va alle forze dell’ordine che con il loro prezioso lavoro contrastano la contraffazione dei prodotti alimentari Made in Italy, un fenomeno  che fa perdere all’Italia oltre 60 miliardi di euro di fatturato che potrebbero generare reddito e lavoro in un difficile momento di crisi.” E’ quanto afferma il Presidente di Coldiretti Modena, Francesco Vincenzi, nell’esprimere soddisfazione per l’operazione del Corpo forestale dello Stato che ha scoperto tra le province di Modena e Grosseto un commercio illegale di formaggi e affettati venduti come made in Italy, ma in realtà provenienti dalla Germania e dalla Repubblica Ceca.

“La lotta alla contraffazione e alla pirateria rappresentano per le Istituzioni – sottolinea Vincenzi – un’area di intervento prioritaria per recuperare risorse economiche utili al Paese. Occorre perciò stringere le maglie larghe della legislazione nazionale e comunitaria con l’estensione a tutti i prodotti – precisa il Presidente della Coldiretti modenese – dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza delle materie prime impiegate negli alimenti. E’ importante non abbassare la guardia ed essere sempre più incisivi nella richiesta di trasparenza anche per scoraggiare coloro che dalle situazioni torbide e ambigue traggono vantaggi economici.”

Tre prosciutti su quattro venduti in Italia sono in realtà ottenuti da maiali allevati all’estero mentre circa la metà delle mozzarelle è fatta con latte straniero come pure tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro, ma questo – denuncia la Coldiretti – il consumatore non può saperlo perché non è obbligatorio indicarlo in etichetta. In generale secondo l’indagine Coldiretti/Eurispes, il 33 per cento dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati (per un valore di 51 miliardi di euro) deriva da materie prime importate e rivendute col marchio made in Italy. Eppure in Europa si procede con estrema lentezza anche per effetto della pressione delle lobby con il Regolamento (Ue) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori approvato nel novembre 2011 che entrerà in vigore solo il 13 dicembre 2014 per l’obbligo di indicare in etichetta l’origine delle carni suine, ovine, caprine e dei volatili mentre per le carni diverse come quella di coniglio e per il latte e formaggi tale data – continua la Coldiretti – rappresenta solo una scadenza per la presentazione di uno studio di fattibilità.

Ad oggi, quindi, in Europa è in vigore l’obbligo di indicare l’origine della carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza mentre dal 2003 è d'obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell'ortofrutta fresca, dal primo gennaio 2004 c’è il codice di identificazione per le uova, a partire dal primo agosto 2004 l'obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto e dal 1° luglio 2009 l’obbligo di indicare anche l’origine delle olive impiegate nell’olio. Ma l’etichetta – precisa la Coldiretti – resta anonima per gli altri tipi di carne e anche per i salumi, i succhi di frutta, la pasta ed i formaggi. L’Italia sotto il pressing della Coldiretti è all’avanguardia in questo percorso: il 7 giugno 2005 è scattato l’obbligo di indicare la zona di mungitura o la stalla di provenienza per il latte fresco; dal 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo made in Italy per effetto dell'influenza aviaria; a partire dal 1 gennaio 2008 l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro.

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