Commercio. Piccoli negozi senza futuro, lo pensa il 46% dei modenesi

I numeri di un'indagine promossa da Cna Modena dimostrano il peso della grande distruzione, che assorbe i 2/3 degli acquisti alimentari. Solo il 30% dei pagamenti avviene in contanti

Acquisti sbilanciati sui centri commerciali nel comparto alimentari, orientati ai grandi negozi specializzati per gli elettrodomestici, piu' fedeli ai piccoli negozi per l'abbigliamento. Ma quindi i piccoli negozi hanno un futuro? Sì, per la maggioranza (il 52%) degli intervistati, ma secondo il 46% sono destinati a scomparire. Sono queste le dinamiche di acquisto dei consumatori indagate da Cna a Modena, nell'ambito di un'indagine che copre il territorio provinciale. Se ne parlerà questa sera all'hotel Rmh Modena Des Arts, a Baggiovara.

I numeri, dice l'associazione, dimostrano il peso della grande distruzione, che assorbe i due terzi degli acquisti alimentari e praticamente la stessa quota per quanto riguarda gli elettrodomestici, mentre per cio' che riguarda l'abbigliamento il peso Gdo si ferma, "si fa per dire", al 42%.

E gli acquisti online? Se in ambito alimentare emergono solo valori esigui (0,2%), il dato inizia ad essere considerevole nell'ambito della moda (7,7%) e, soprattutto, nei settori della tecnologia (10,1%). Sempre nell'abbigliamento, si affaccia una tenuta degli ambulanti (13,4%), soprattutto in provincia, e il peso degli outlet (4,2). L'abbigliamento risulta anche il settore in cui e' piu' forte il ruolo dei piccoli negozi, che assorbono quasi il 31% degli acquisti.

Attenzione anche alle chiusure domenicali, perché il 20% dei consumatori dichiara di fare spesso acquisti nei festivi, mentre la maggioranza – il 49% – lo fa qualche volta. Si ferma, invece, al 31% coloro che alla domenica non vanno per negozi. Come conseguenza, favorevoli e contrari alle aperture domenicali si dividono esattamente a metà. Sempre più importante l’accettazione di sistemi di pagamento elettronici, adottato dal 62,4% dei consumatori, mentre i contanti riguardano oggi poco più di tre transazioni su dieci.

“Questi numeri – commenta Masi – implicano diverse considerazioni. Innanzitutto, che gli operatori commerciali non possono limitarsi a subire i cambiamenti delle abitusini di consumo, ma reagire ad essi crescendo professionalmente, a cominciare dell’utilizzo dei nuovi mezzi di comunicazione. Il commercio, in altre parole, non vive più di posizioni di rendita. Ma anche le istituzioni devono fare la loro parte nel sostegno un settore che, come hanno affermato i consumatori nella nostra indagine, contribuisce a rendere più sicura la città (65%) e ad essere un punto di riferimento della comunità (77%). In che modo? Innanzitutto mettendo fine alla politica di sviluppo dei grandi e dei medi centri commerciali, politica che è fuori dal tempo, come dimostrano le difficoltà in cui versano alcuni importanti player della Gdo. E’ un fatto che oggi manchi un reale equilibrio nella rete distributiva, da compensare in diversi modi. Ad esempio, per quanto stimolando la presenza nei centri storici e nei centri di vicinato di nuove attività professionali, come l’artigianato informatico e i servizi alle persone”.

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