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Industria ad impatto zero. Un Recovery Fund per ridurre gli impatti ambientali

Settore ceramico, Oil and gas, edilizia, trasporti e motori: ecco quali sono per Legambiente i settori da riconvertire

Legambiente torna nel dibattito sull'utilizzo delle risorse europee del Recovery Fund per uscire dalla pandemia rilanciando il lavoro senza aggravare la condizione del pianeta e della nostra regione.

Dopo avere presentato una proposta nazionale di PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) per accelerare la transizione ecologica e rendere il Paese più moderno e sostenibile, l'associazione punta l'attenzione sui settori produttivi dell'Emilia Romagna da accompagnare verso soluzioni green a minor impatto.

Temi cardine delle scelte regionali per i prossimi anni dovranno essere l’innovazione e la sostenibilità, come richiedono le stesse linee guida dettate dalla UE. Per attuare davvero quel Green New Deal per le future generazioni che riesca a tenere assieme lavoro e sicurezza ambientale.

Sono quattro, nello specifico, gli ambiti produttivi su cui intervenire individuati dall'associazione: settore ceramico, oil and gas offshore di Ravenna, automobilismo e motori, edilizia.

Settori attualmente connotati da rilevanti impatti e conflitti sociali, si pensi alle emissioni del comparto ceramico o al consumo di suolo dell’edilizia, o comunque legati a doppio filo agli idrocarburi.

Su questi Legambiente chiede di investire risorse e pianificare percorsi di transizione in modo da salvaguardare l’attuale occupazione e disinnescare conflitti tra lavoro e salute.

L’urgenza del cambiamento climatico e l'opportunità storica dei fondi europei  devono essere colte senza mezzi termini dalla Giunta dell’Emilia Romagna, per costruire davvero nuovi paradigmi, abbandonando invece le richieste per conservare posizioni di rendita di settori economici che guardano al passato.

Settore ceramico

Nel tempo ha ottimizzato l’utilizzo delle risorse, ma permangono ancora numerose situazioni di conflitto e disagi per le popolazioni limitrofe agli impianti.

È necessario quindi un ulteriore passo avanti verso l’innovazione e la riduzione degli impatti ambientali, con migliori tecnologie di depurazione e abbattimento degli inquinanti e degli odori. Oltre al processo produttivo in senso stretto, risulta opportuno rivisitare anche il segmento della logistica, che oggi poggia in modo forte sul trasporto su camion e dunque genera ulteriori esternalità. Proprio su questo il settore ceramico di Confindustria è il principale responsabile del progetto di un autostrada tra Sassuolo e Campogalliano che devasterà zone preziose a fianco del fiume Secchia. 

L’evoluzione in senso ecologico del settore dovrà andare di pari passo con sistemi di etichettature  premianti e da forti politiche di acquisti verdi che valorizzino sul mercato i prodotti a minor impatto ambientale.

Oil and Gas 

Il settore delle estrazioni regionale rappresenta una delle principali lobby di pressione nazionali per riprendere una stagione di ricerca ed utilizzo di idrocarburi in Adriatico. 

A queste attività sono stati concessi in passato trattamenti di favore, ad esempio non sono mai state avviate le necessarie politiche di dismissione delle piattaforme di estrazione esaurite. Nonostante questo il comparto e il suo indotto hanno perso migliaia di addetti nel giro di vent’anni, a testimonianza di un declino fisiologico.

Oggi le componenti conservatrici di quel mondo sposano la soluzione dello stoccaggio di Carbonio  proposto da  ENI come un’innovazione sostenibile, ma che equivale a proseguire con i modelli energetici attuali nascondendo la polvere sotto il tappeto. Risulta sempre più urgente, invece, avviare la riconversione del distretto industriale dell’Oil and gas di Ravenna verso un futuro davvero sostenibile.

Tra le ipotesi concrete da sviluppare: 1. Una strategia forte per un’ampia produzione di eolico off-shore a distanza dalla costa (supportata con un’adeguata pianificazione e con l’adeguata infrastrutturazione della rete elettrica); 2. L’integrazione di altre forme di rinnovabili in mare (fotovoltaico ed idrogeno verde); 3. Un piano di decommissioning delle piattaforme dismesse, che – stante il numero di piattaforme al largo delle coste italiane - garantirebbe anni di attività per le imprese specializzate nei lavori di costruzione marina.

Motori

L’Emilia Romagna è connotata da una diffusa filiera motoristica e su questo ha puntato anche dal punto di vista comunicativo, col brand della Motor Valley. Un settore che non riguarda solo motociclette e auto sportive ma che incrocia anche veicoli di grossa taglia, come le macchine agricole e la produzione di autobus. Oggi questo settore è ancora fortemente ancorato al motore a scoppio e agli idrocarburi.  È fondamentale dunque puntare sull’evoluzione del settore verso l'elettrico e le rinnovabili (idrogeno verde o biometano possono aiutare la transizione dei mezzi da lavoro). Si chiede dunque che le risorse per l’innovazione del settore siano tutte indirizzate in questa direzione, coinvolgendo ancor più il mondo universitario, già attualmente molto impegnato nell'innovazione della Motor Valley.

Edilizia

Seppure una parte importante dell’economia dell’Emilia Romagna – e della sua notorietà all’estero – poggi sull’agroalimentare, la campagna è stata sempre sacrificata alle dinamiche delle costruzioni e della trasformazione del suolo.

Sul settore dell'edilizia è soprattutto il pubblico a dover intervenire, ponendo le condizioni perché sia sempre più orientato verso il recupero di aree dismesse e la riqualificazione sismica ed energetica del patrimonio esistente, soprattutto abbandonando la soluzione del consumo di suolo.

Occorre dunque che vengano potenziati sempre più i bandi per la rigenerazione urbana, per la bonifica dei siti inquinati, per il riutilizzo dei cosiddetti “brown fileds”. Non si tratta solo di risorse da mettere a disposizione ma anche di strumenti amministrativi:  nei comuni dell’Emilia Romagna deve diventare obbligatoria la costituzione del catasto delle aree dismesse e dei capannoni abbandonati. Tali catasti dovranno fornire la prima scelta di aree da proporre alle aziende produttive e terziarie interessate ad insediarsi, favorendo e semplificando questo tipo di percorsi, e disincentivando davvero l’utilizzo della campagna vergine.

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