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Industria manifatturiera Emilia-Romagna: calo del 13,6% di imprese. Il Covid accelera la crisi

Le imprese pagano l’assenza di un’adeguata managerialità, specie nelle PMI a conduzione familiare, che costituiscono il cuore del tessuto imprenditoriale della regione

L’industria manifatturiera dell’Emilia Romagna nel III trimestre 2020 ha registrato 42.389 imprese attive, in calo del -0,6% rispetto al 2019 e del -13,6% sul 2010 (la media nazionale è del -13%).

Un dato che, secondo lo studio Temporary Manager società specializzata nei servizi di temporary management al fianco delle aziende in difficoltà,   vede la nostra regione al 4° posto in Italia per numero di aziende manifatturiere, posizionandola al 10° per tasso di calo più marcato dal 2010 a oggi.

I dati  mostrano come gli imprenditori nell’ultimo decennio si siano trovati impreparati a dover gestire le proprie aziende. Realtà per lo più familiari, spesso con figure manageriali inadeguate, soprattutto a livello direttivo, aziende quindi poco competitive, con una visione all’internazionalizzazione talvolta non ben pianificata e con una scarsa propensione agli investimenti in innovazione tecnologica.

A questi aspetti, sempre secondo lo studio, si aggiunge anche il mancato ricambio generazionale dove gli imprenditori, nonostante l’età, sono sempre più restii a pianificare il passaggio del testimone. Una situazione di crisi su cui la pandemia da Covid-19 potrebbe ulteriormente impattare.

Situazione nelle province

Ritornando ai dati elaborati da Studio Temporary Manager, tutte le province dell’Emilia-Romagna negli ultimi 10 anni hanno registrato un calo delle imprese manifatturiere attive, con il valore più alto a Ferrara (-18%). Seguono Modena (-15%), Ravenna (-14,8%), Piacenza (-14,4%), Forlì (-14,3%), Reggio Emilia (-13,8%), Rimini (-12,9%), Bologna (-12,7%) e Parma (-8,5%). Modena (8.942 imprese) e Bologna (8.355) si confermano, invece, i territori con il numero più alto di aziende del settore.

Il Covid-19 ha generato una crisi globale, che può ‘mordere’ più a fondo e pericolosamente per la sopravvivenza dell’azienda, e questo dipende anche da quanto impreparati si è arrivati alla stessa, se l’azienda porta dietro di sé problemi atavici irrisolti o una finanza gestita poco oculatamente – ha dichiarato Gian Andrea Oberegelsbacher, Socio e AD dello Studio Temporary ManagerLa crisi può essere una fonte di stimolo per riguardare alla propria realtà con occhi esterni e non coinvolti affettivamente, per risolvere non solo la gestione della crisi attuale, ma i problemi perduranti insiti in ogni impresa e difficili da risolvere da chi ci lavora dentro, con approcci più manageriali. In questi casi è importante avere alla guida manager esperti, in grado non solo di rilanciare l’azienda, ma anche di dare nuovi stimoli all’imprenditore stesso.”

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