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Venerdì, 27 Maggio 2022
Economia

Crisi, le 50 sfumature di grigio delle imprese edili modenesi

Per cercare (invano) di contrastare il crollo del numero di imprese e degli occupati nel settore edile si fanno largo nuove forme di lavoro "grigio", a discapito di retribuzione e contributi previdenziali. Uno sguardo sulla situazione locale

Nei cantieri edili il grigio va su tutto. Non è solo una questione del grigio cemento che la fa da padrona, ma soprattutto del cosiddetto “lavoro grigio”, verso il quale stanno scivolando molte imprese edili del nostro territorio. Si tratta di una delle considerazioni più significative emerse dalla presentazione del rapporto dell'Osservatorio appalti della provincia di Modena, che ha certificato una crisi occupazionale delle imprese edili, fornendo dati molto importanti che inquadrano i fenomeni cui è sottoposto uno dei settori più critici dell'economia locale. 

Innanzitutto a segnare la crisi in modo netto è l'ulteriore riduzione del numero di imprese: oggi quelle attive nel settore costruzioni sono 11.084, con un calo di ben 501 rispetto al 2009, che rappresenta oltre il 50% delle aziende chiuse in provincia negli ultimi 4 anni. Stesso dicasi per il numero di lavoratori occupati, che è calato di ben 4.800 unità, con un saldo negativo che nell'ultimo anni è stato di 1.800 persone licenziate. In quest'ottica va letto anche il calo degli assicurati Inail, che sono calati di quasi 5000 unità e che oggi sono in totale 14.557, un terzo dei quali stranieri.

Va poi analizzato il dato in controtendenza dell’iscrizione alle Casse edili, con aumento di imprese e occupati, che conferma la forte concorrenza alla quale sono soggette le imprese modenesi. Le imprese, infatti, si devono iscrivere alla Cassa del territorio dove si trova il cantiere, pur mantenendo la propria sede sociale in altra provincia. Nel 2013 crescono le imprese attive (1.891 rispetto a 1.687 del 2012) i lavoratori e le ore lavorate (quasi sette milioni e 400 mila contro i sei milioni e 900 mila del 2012), mentre calano leggermente le ore di cassa integrazione pur rimanendo vicino al milione (982 mila). In altre parole, aumenta il numero di lavoratori “importati” o assunti in loco da aziende che hanno una sede in altri parti d'Italia o anche all'estero, con conseguenze sui trattamenti retributivi e previdenziali.

Ma il vero “grigiume” cui anche il direttore dell’Osservatorio appalti, Vincenzo Pasculli, ha fatto riferimento, riguarda la forma lavoro, che sta subendo una nuova migrazione. Con il perdurare della crisi infatti le ditte individuali e gli artigiani hanno progressivamente deciso di convertirsi in società di capitali o semplici partite Iva, in modo da ridurre al massimo sia i costi di produzione, sia il versamento dei contributi previdenziali, cui i soci di una società non sono tenuti. Stesso fenomeno per quanto riguarda il diventare lavoratori autonomi con partita Iva, come da tempo accade anche ai giovani professionisti, in un mercato del lavoro fermo e soggetto ad imposte elevatissime.

A fronte di questi fenomeni, la Direzione Territoriale del Lavoro ha aumentato i controlli nei cantieri e gli accertamenti nelle aziende. Nell'ultimo anno sono stati verificati 211 cantieri edili e 318 aziende, per 169 delle quali (pari la 53%) sono state rinvenute irregolarità. Quasi raddoppiati rispetto all'anno precedente i lavoratori irregolari, per un totale di 291, di cui 35 in nero. 

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