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Giovedì, 19 Maggio 2022
Economia

Carpi, protesta contro i licenziamenti collettivi alla Transtir

L'Associazione Diritti Lavoratori interviene sulla vertenza Transtir, invocando un incontro con i vertici aziendali della ditta di logistica carpigiana

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ModenaToday

Il giorno 30 ottobre è apparso un articolo sulla Voce di Carpi che, citando imprecisate fonti interne e ufficiose, fornisce alcune presunte informazioni sulla vertenza sindacale in corso alla Transtir di Carpi. All'interno della ditta infatti è stata aperta la procedura di licenziamento collettivo per chiusura del comparto autotrasporti. Su 13 lavoratori coinvolti, 8 sono tesserati all'Associazione Diritti Lavoratori. Da tempo la presente Organizzazione Sindacale ha chiesto l'apertura di un tavolo di trattativa ufficiale in merito ma ad oggi l'azienda non ha mai voluto fornire alcuna risposta alle richieste che vengono fatte dai suoi lavoratori. Siamo dunque in attesa di una convocazione da parte della Provincia per cercare di risolvere questa situazione.

Apprendiamo dall'articolo che, secondo le suddette fonti anonime, non c'è alcun buco di bilancio di 700.000 euro. Tale cifra ci è stata comunicata dalla Transtir stessa e dal suo consulente del lavoro come passivo annuo che, a causa di un trend negativo costante dal 2011, ha costretto l'azienda ad adottare misure drastiche quali il licenziamento. Se davvero tale cifra risulta falsa, allora ci chiediamo per quale motivo la Transtir debba procedere ai licenziamenti. Che motivo avrebbe l'azienda di chiudere il ramo trasporti se non è vero che c'è un buco di bilancio? Allo stesso modo, che motivo avrebbe l'azienda per fornirci dati falsi? Magari la fonte anonima può aiutarci a risolvere questi dubbi.

Nonostante le dichiarazioni, occorre sottolineare che al momento la Transtir non ha carenza di commesse, i lavoratori svolgono molte ore di straordinario e la ditta si deve rivolgere spesso a padroncini esterni. Diventa quindi logico ipotizzare che, se davvero c'è un passivo di bilancio, questo sia da imputare a una cattiva gestione piuttosto che a una crisi aziendale. Il sospetto potrebbe essere confermato anche dal fatto che troppo spesso si verificano episodi di cattiva gestione della catena organizzativa (solo poche settimane fa un autista è stato inviato a fare una grossa consegna presso un magazzino molto distante che però era chiuso). Segnaliamo anche che negli anni i trasportatori hanno indicato più volte possibili accorgimenti utili per abbattere costi e ottimizzare il lavoro ma a tali osservazioni non ha mai fatto seguito da parte della Transtir alcun cambiamento. Abbiamo chiesto il tavolo sindacale proprio per verificare questa serie di situazioni e fare in modo che prima di lasciare 13 persone a casa si faccia di tutto per salvaguardare quei posti di lavoro in un momento così difficile dal punto di vista economico. Ma al momento non abbiamo ancora ricevuto risposta.

Sempre sullo stesso articolo, leggiamo che ai lavoratori sarebbero state fatte diverse proposte volte a trovare una soluzione lavorativa di diverso tipo. Ci teniamo a precisare che al momento, non essendoci stato alcun tavolo, non è mai stata avanzata alcuna proposta. Anzi, l'unica risposta che ci è stata data è che l'azienda ha deciso di chiudere il settore trasporti e che dal primo gennaio dell'anno prossimo i lavoratori interessati saranno liberi di cercarsi il lavoro che preferiscono, come se fosse facile trovarne uno in questi tempi di crisi.
Da una prima indagine inoltre sembra che siano in vigore all'interno della ditta alcuni accordi mai sottoscritti volti a pagare gli straordinari in maniera forfettaria. Stiamo verificando l'ipotesi, ma se così fosse si tratterebbe di un'azione illegale da parte della ditta, finalizzata a risparmiare sui salari di lavoratori sottoposti a turni che vanno ben al di là dell'orario ordinario. Questa cosa renderebbe ancora più sospetta la necessità di tagliare un ramo aziendale all'interno del quale sono già in atto forti misure di contenimento salariale.

Considerato dunque questo quadro generale, ci sembra chiaro che il vero intento che si nasconde dietro questi 13 licenziamenti sia quello di sbarazzarsi di parte della manodopera, affidare il servizio a ditte esterne così da scaricare su altri la responsabilità di applicare contratti da fame.
I sospetti sono rafforzati dall'atteggiamento che la Transtir sta tenendo nei confronti della presente O.S.; senza mezzi termini, è stata calpestata qualsiasi forma di libertà e diritto sindacale: mancato riconoscimento del nostro RSA, rifiuto di concedere assemblee sindacali, continue e pretestuose contestazioni disciplinari nei confronti dei nostri tesserati.

Non vorremmo che la Transtir, su pressione di qualche associazione di categoria senza scrupoli, stia trasformando quella che è una normale vertenza sindacale in una battaglia ideologica contro i sindacati di base. A farne le spese sono come sempre i lavoratori che, in questo caso, si trovano scaricati dopo anni di lavoro e privati di qualsiasi forma di tutela sindacale.

È per questo che ci siamo trovati costretti ad agire quello che è un diritto costituzionalmente sancito, il diritto di sciopero. Laddove l'azienda pensa di operare in maniera arbitraria e dispotica, i lavoratori hanno esercitato giustamente una loro prerogativa per cercare di ristabilire una situazione di democrazia e diritto. Non si tratta dei capricci di una minoranza dunque, ma di un gesto di profonda dignità da parte di lavoratori che chiedono prima di tutto rispetto. Semmai è l'azienda che sta cercando di contrapporre i dipendenti tra di loro.

Infine ci riteniamo a ribadire che quella del sindacato a cui iscriversi è una libera scelta individuale. Non ci sono sigle si serie A e sigle di serie B. Né l'attività sindacale si basa su relazioni personali (per usare le parole della fonte anonima “gente che neppure conosciamo”), ma sulla tutela attiva dei propri tesserati rispetto alla controparte. L'Associazione Diritti Lavoratori è impegnata da anni nella lotta contro lo sfruttamento, in favore di diritti e dignità. Quest'impegno ci ha portato ad essere una delle sigle maggiormente in crescita negli ultimi anni. Firmare accordi con noi non è né un reato né un'onta, tant'è che numerose aziende lo hanno già fatto e con esse abbiamo delle normali relazioni aziendali. Per quale motivo la Transtir crede di essere tanto diversa e speciale da poter scegliere quali siano i sindacati legittimi a suo piacimento? La scusa della mancata firma sul contratto collettivo nazionale della logistica è solo uno specchietto per le allodole, volta a distogliere l'attenzione dal vero punto, ossia il fatto che la Transtir vuole procedere ai licenziamenti in maniera autoritaria e senza doverne dar conto a nessuno. Ricordiamo inoltre che a livello legale vale un principio di effettività per cui sono riconosciuti come validi quei sindacati che sono effettivamente presenti all'interno degli specifici posti di lavoro. Ad oggi siamo la sigla con più iscritti all'interno della Transtir. Il vero oltraggio non è dunque il coraggio di questi lavoratori che stanno lottando per non essere scaricati come dei pacchi quando non servono più ad una ditta, il vero oltraggio è l'atteggiamento di chi pensa di poter lasciare 13 persone a casa calpestando i loro diritti e la loro dignità.

Associazione Diritti Lavoratori - COBAS

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