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Giovedì, 11 Agosto 2022
Economia

Gli allevatori modenesi protestano in piazza Affari a Milano

Davanti alla sede della Borsa Italiana, gli allevatori di Coldiretti hanno portato una decina di maialini: obiettivo della dimostrazione è sensibilizzare la cittadinanza sulle gravi difficoltà sofferte dal settore degli allevamenti suinicoli

«E’ necessario salvaguardare la produzione suinicola, così come tutta la zootecnia, per garantire la qualità delle nostre carni e dei nostri prodotti, a partire dal Prosciutto di Modena dop». Lo afferma l’assessore provinciale all’Agricoltura Giandomenico Tomei commentando la manifestazione di protesta organizzata dagli allevatori, anche emiliani, alla Borsa di Milano. «La crisi del settore è ormai strutturale – spiega Tomei – e si trascina da diverso tempo con una riduzione di ben 140 mila suini in dieci anni, come ricaviamo da un’anticipazione dei dati sul Censimento agricolo. Negli ultimi cinque anni la produzione lorda vendibile delle carni suine si è praticamente dimezzata (- 54 per cento) e tra le cause principali c’è l’aumento dei costi di produzione, in particolare dei mangimi. La zootecnica, comunque, continua a rappresentare per Modena il 43 per cento del fatturato complessivo dell’agricoltura con 277 milioni di euro di produzione lorda vendibile nel 2010».

Stamattina, sotto il 'dito medio' di Cattelan, in Piazza Affari a Milano, una decina di maialini rosa grufolanti ha fatto da biglietto da visita per la manifestazione degli allevatori di suini. Tutta in giallo per le bandiere, i palloncini e le magliette della Coldiretti, la piazza della Borsa ha ospitato il presidio degli allevatori, in protesta contro le speculazioni finanziarie sul cibo e contro l'assenza di trasparenza nelle etichette degli alimenti. Provenienti da Toscana, Marche, Emilia Romagna (provincia di Modena compresa), Veneto, Piemonte e Lombardia, gli allevatori, circa un migliaio, si sono dati appuntamento nel luogo simbolo dell'economia, alternandosi al microfono per denunciare una situazione critica che mette a rischio la sopravvivenza delle aziende. 

Poco distante, in Piazza Cordusio, altri rappresentanti di categoria hanno distribuito ai passanti 3mila panini, oltre che vaschette di prosciutto cotto e salame, rigorosamente nostrani, per sensibilizzare le persone sulla loro emergenza. Sono anche andati davanti alla vicina sede milanese della Consob per portare i panini, ma non sono stati fatti entrare. I maiali, circa una decina, di cui due adulti ma la maggior parte piccoli, hanno fatto bella mostra di sé davanti all'ingresso della borsa, "una provocazione per evidenziare la grande crisi del settore, dato che negli ultimi anni le borse hanno giocato e speculato con un bene come il cibo", ha detto Nino Andena, presidente di Coldiretti Lombardia, ricordando che in 10 anni l'85% degli allevamenti italiani ha chiuso.

Le speculazioni su materie prime ed energia - stima la Coldiretti - sono costate in un anno almeno 300 milioni agli allevatori di maiali italiani con migliaia di aziende che hanno chiuso o stanno per farlo. Gli allevatori vogliono consegnare piccoli maiali con coccarda tricolore agli operatori della borsa perché dicono di non essere più in grado di farli crescere anche per la concorrenza sleale dei prodotti stranieri che vengono spacciati come Made in Italy. "La speculazione è servita a tavola", "Voi controllate le borse noi il cibo", "Meno finanza e più stalle", "Globalizzazione senza regole tratta il cibo come i frigoriferi", "Giù le mani dal Made in Italy", "Più trasparenza in borsa e al mercato" sono alcuni degli slogan urlati dai manifestanti 'armati' di cartelli e colorate bandiere gialle.

Quasi il 75% degli allevamenti suinicoli emiliano-romagnoli - 3.500, nel dettaglio - ha chiuso i battenti tra il 2000 e il 2010. Lo afferma, in una nota, la Coldiretti regionale: nel corso dell'ultimo decennio, gli allevamenti sono passati da 4.702 a 1.209: in parte si tratta di una ristrutturazione del settore, con la costituzione di aziende di dimensioni più grandi ma, osserva la Coldiretti, "é anche il segnale di forti difficoltà perché il numero dei capi allevati è diminuito del 18%, passando da 1.555.000 maiali allevati nel 2000 a 1.274.000 del 2010". A giudizio dell'associazione - di qui la protesta nel cuore della finanza italiana - a pesare sul settore, oltre alle difficoltà del mercato, sono anche le speculazioni internazionali sulle materie prime - dall'oro al petrolio, fino ai mangimi - che hanno fatto impennare i costi per l'alimentazione degli animali e messo in ginocchio migliaia di allevamenti della salumeria italiana ed emiliana in particolare. "C'é un rischio di estinzione concreto - conclude la Coldiretti - per gli allevamenti italiani ed emiliano romagnoli in particolare e con essi dei prelibati prodotti della norcineria regionale che vanta ben 11 prodotti sui 33 prodotti italiani derivati dal maiale che hanno ottenuto dall'Unione Europea il riconoscimento di denominazione di origine: dal prosciutto di Parma al culatello di Zibello, dal cotechino di Modena alla coppa piacentina"

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