Evasione, legalità fiscale e “mappe all'italiana”

La Cgil mette in luce le contraddizioni tra le mappe pubblicate dall'agenzia dell'entrate e i numeri in costante crescita sul territorio modenese circa i diversi reati o illeciti fiscali, forniti dai Comuni

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ModenaToday

La mappatura del Paese sul rischio evasione ed illegalità fiscale, proposta nei giorni scorsi dall'Indagine dell'Agenzia delle Entrate, fornisce un corposo quadro ben aggiornato, anche se tuttavia autoreferenziale. La "mappa delle 8 Italie" più o meno esposte al vizio dei reati fiscali, aggravati dal peso della crisi, è stata riassunta nella prognosi che vede un contribuente su cinque a rischio evasione. La nostra Regione non è certo al centro o all'apice dei rischi, con Modena ed altre cinque province fra i territori a bassa pericolosità e, per dirla coi titoli dei film utilizzati dall'Indagine, con Ferrara fra gli "equilibristi" e Rimini con "rischiose abitudini".

“Dati però che vanno certamente letti intrecciandoli con altri – spiega Franco Zavatti della Cgil regionale – Crescenti segnalazioni antiriciclaggio ed investimenti malavitosi nella nostra economia, lavoro nero ed irregolare, fenomeni di usura, estensione della sleale concorrenza ai danni delle imprese regolari e pulite”.

L'ampia rassegna delle 35 cartelle con dati e raffronti del Rapporto dell'Agenzia Entrate che si occupa dell'efficacia della lotta antievasione, però non cita mai gli ovvi intrecci con l'attività della Guardia di Finanza, né i proficui - laddove si sono consolidati - rapporti di collaborazione preziosa con i Comuni, vero e proprio osservatorio istituzionale privilegiato sul territorio.  La corretta e leale relazione fra Stato e contribuente, non può prescindere dall'essenziale ruolo degli Enti Locali. 

Per questa ragione, la Cgil ha sostenuto l'attivazione nel 2009 di un Patto antievasione fra ANCI-Associazione dei Comuni ed Agenzia Entrate, e poi abbiamo spinto in ogni confronto sindacale, per l'avvio della pratica delle segnalazioni sospette da parte dei Comuni. Inspiegabile è perciò il totale silenzio su questo fondamentale versante, segno di una visione centralistica che tende a sottovalutare il valore aggiunto derivante da un impegno diretto delle istituzioni locali nel contrasto efficace all'illegalità fiscale. Il Patto nazionale antievasione prevede la possibilità per i Comuni di fare "segnalazioni" all'Agenzia delle Entrate e di poter così ottenere l'intero importo recuperato, nelle casse comunali. 

Un meccanismo virtuoso che non dovrebbe essere sottovalutato, come purtroppo accade, e di cui non si fa cenno nel Rapporto di questi giorni.  Non si riporta l'altra "mappa delle Italie", coi Comuni che fanno segnalazioni antievasione: il 93% del totale provengono da Emilia, Piemonte e Toscana; il 4% dal Centro ed il 3% dal Sud dello stivale.  Da questa mappa emergerebbe, una volta tanto, la buona propensione a contrastare i fenomeni di truffe fiscali e di porre i nostri territori - non tanto con la "maglia nera" per l'evasione, come si è erroneamente titolato - bensì con "maglia rosa" per le denunce proposte all'Agenzia Entrate e relativi incassi.  Con risultati innegabili. Anche per la provincia di Modena. Dai 43 Comuni modenesi - restano inspiegabilmente ancora fuori dal Patto antievasione Riolunato, Montese, Fiumalbo, Montecreto - anche nel 2013 sono pervenute: + 23% di segnalazioni, + 35% di imposte evase accertate, + 43% di somme evase riscosse e + 84% incassato dai Comuni modenesi, passando da 3,63 milioni a 6,68 milioni di euro.

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