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Appennino. Noleggio sci aperti, ma senza clienti e senza ristori

Gli esercizi sono formalmente aperti e noleggiano ciaspole e slitte, ma ovviamente a regime talmente ridotto da rappresentare un introito prossimo allo zero

C’è tutto un mondo che gira intorno al turismo invernale: gli alberghi, i rifugi, e ristoranti, le baite. Ma anche gli impianti di risalita ed i noleggiatori di materiale tecnici: sci e snowboard soprattutto, ma anche ciaspole e bob. Ma mentre per i primi sono state previste diverse misure di ristoro, per i secondi nulla, a parte i 600 euro della primavera 2020.

“Questo forse perché possiamo rimanere formalmente aperti – racconta Paola Quattrini, titolare del noleggio Ninpha, presso il Lago della Ninfa – ma il fatto è che, stante le restrizioni negli spostamenti, l’attività è ferma. E al danno si aggiunge la beffa: la neve di cui è sommerso l’Appennino e le splendide giornate di sole dell’ultimo periodo”.

Una situazione che preoccupa non poco tutte le imprese che operano nel comprensorio sciistico del Cimone e che danno lavoro a circa 140 addetti fra noleggi e rifugi in quota, e che arriva ad oltre 400 lavoratori a livello regionale.

Quattrini ha provato a fare una stima: “Nel mese di dicembre, chi ha deciso di aprire comunque per noleggiare qualche paio di ciaspole ha incassato l’1% di quanto avrebbe potuto fare ad impianti aperti, ma paradossalmente queste attività di noleggio di attrezzature sportive sono escluse dai ristori. Senza contare che praticamente tutto il materiale acquistato per l’attuale stagione – gli ordini vengono fatti annualmente entro marzo per avere le consegne in ottobre – è ancora impacchettato. Ma sono prodotti che ovviamente vanno pagati, e ciò rischia di creare gravissimi problemi finanziari prima di tutto alle nostre attività e in seconda battuta ai nostri fornitori”.

Cosa è necessario fare per queste imprese? “Semplice: permetterci di riaprire, anche se difficilmente sarà possibile, almeno sino al 15 febbraio. In ogni caso, sappiamo che il Governo sta pensando a ristori legati al mondo dello sci: è necessario che questi aiuti siano ancorati ai fatturati e, soprattutto, ad una media di questi che prenda in considerazione non meno degli ultimi tre anni. Le stagioni invernali, infatti, sono troppo variabili per poter utilizzare, come parametro un solo anno. Non vorremmo poi che la crisi politica si riflettesse in un ritardo che rischierebbe pesare come un macigno sulla possibilità di sopravvivenza delle nostre attività. Ed è il caso di sottolineare come purtroppo sia molto più facile chiudere un’impresa piuttosto che avviarne e consolidarne una nuova”.

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