"Operazione Lambrusco, necessario un nuovo ruolo dei centri per l'impiego"

L'esortazione della Cgil: " È bene fare luce su queste aziende agricole compiacenti per comprendere se hanno anche utilizzato e goduto di finanziamenti pubblici "

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ModenaToday

Cgil e sindacato agroindustria Flai/Cgil di Modena esprimono pieno sostegno all'attività svolta da Questura di Modena, Direzione Territoriale del Lavoro e Inps nell'ambito della cosiddetta "Operazione Lambrusco"
Il controllo del territorio e la repressione dei fenomeni di illegalità sono una condizione fondamentale, anche per la nostra provincia, per permettere lo sviluppo delle aziende che operano invece nella legalità e nel rispetto delle normative contrattuali. 

Siamo di fronte a un'organizzazione che, per quantità di visti d'ingresso, ha fatto transitare o permanere in clandestinità nel nostro territorio un migliaio di cittadini stranieri. Aziende agricole avrebbero falsamente dichiarato la richiesta di manodopera per aggirare il “decreto flussi” e lucrare, come si apprende dai mezzi d’informazione, 3.000 dollari per ogni lavoratore falsamente assunto. È bene fare luce su queste aziende agricole – e sul ruolo che sta emergendo da parte di funzionari di importanti associazioni agricole - per comprendere e quantificare quante sono e se, oltre a quest’azione criminale, hanno anche utilizzato e goduto di finanziamenti pubblici (Piani di sviluppo rurale). 

L’agroalimentare modenese è un comparto strategico e come quello italiano può diventare un possibile motore del rilancio dell’economia e dell’occupazione del nostro Paese e nel nostro territorio. Ma per diventarlo deve sgombrare il campo da qualsiasi atteggiamento irregolare delle aziende che alimenta la criminalità, il caporalato e questi “scafisti del permesso di soggiorno”. La Flai/Cgil nazionale presenterà il 17 dicembre una proposta di Legge per il controllo pubblico del mercato del lavoro in agricoltura. Riteniamo fondamentale, per un nuovo sviluppo del settore agricolo della nostra economia, che l’intervento e il controllo pubblico siano garanti, in primis, dell’incrocio di domanda e offerta di lavoro. Inoltre, per far sì che un settore così strategico sia caratterizzato dalla legalità, occorre che tutti gli attori sollecitino più rigorosi interventi di controllo e di verifica, come da sempre richiesto dalla Cgil. 

Chi, tra le associazioni agricole, ma anche tra i politici, vuole precarizzare ancor di più il lavoro agricolo, estendendo sempre più l’uso dei voucher, finirebbe per ampliare quelle enormi zone grigie che possono diventare il “brodo di coltura” di questi truffatori come dei caporali senza scrupoli, ma anche delle organizzazioni mafiose. Va inoltre segnalato come truffe di questo tipo – che ci risultano essere presenti anche in altri settori produttivi - siano favorite anche da una normativa sull’immigrazione completamente sbagliata e fallimentare, a partire dalla Legge Bossi-Fini. Una legge punitiva che considera il lavoratore migrante un nemico da respingere, al quale complicare la vita con procedure e balzelli, incentivando al contrario il ricorso a “scorciatoie” e pratiche illecite messe in atto da affaristi senza scrupoli e organizzazioni criminali. 

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