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Venerdì, 1 Marzo 2024
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La PFM di Palagano chiude il 2022 con 5 milioni di fatturato

"Oggi il nostro settore è in profonda crisi e trasformazione - afferma Fabrizio Morini - gli anni Ottanta ci hanno regalato entusiasmo, una economia favorevole, oggi, sotto la spinta di una innovazione sempre più volta alla competizione anche estrema, si fatica a rimanere sul mercato"

PFM di Palagano,  azienda che si occupa appunto di lavorazioni per la ceramica, ha chiuso il 2022 con 5 milioni di fatturato e 50 addetti. 

Nel mondo del terziario avanzato, legato al distretto ceramico sassolese, si rimpiangono gli anni Ottanta. Secondo Fabrizio Morini della PFM di Palagano, azienda che si occupa appunto di lavorazioni per la ceramica -  50 addetti e 5 milioni di fatturato -: ‘Oggi il nostro settore è in profonda crisi e trasformazione - afferma - gli anni Ottanta ci hanno regalato entusiasmo, una economia favorevole, oggi, sotto la spinta di una innovazione sempre più volta alla competizione anche estrema, si fatica a rimanere sul mercato. Non aiutano le scelte della politica’.

La storia imprenditoriale di Fabrizio Morini della PFM di Palagano, è iniziata nel 1984 quando ereditò dal padre insieme ai fratelli, una vetreria che venne trasformata in una azienda in grado di lavorare e sfornare un particolare tipo di vetro successivamente applicato e cotto ai decori da rivestimento,  che non venivano prodotti dalle grandi aziende ceramiche per ragioni economiche.  In quegli anni erano centinaia le imprese artigianali che facevano lavori per le ceramiche come  decori per le piastrelle in bicottura o monocottura che andavano ad abbellire i bagni, le cucine o i saloni. Poi con il passare degli anni le mode e i tipi di produzione sono cambiati e molte professionalità, come quella dei decoratori, sono praticamente sparite con l’avvento dei prodotti in monocottura o delle lastre in gres porcellanato. 

“Forse sono invecchiato male – dichiara Fabrizio Morini-  ma pensando a come erano gli anni Ottanta e confrontandoli con quelli di oggi non consiglierei a nessun giovane di aprire un’attività nel settore artigianale della ceramica, a meno che non disponga di idee innovative e soprattutto di un forte capitale”. In quell’epoca l’Italia, oltre a vincere i mondiali di calcio e organizzarli, si trovava fra il quarto e il quinto posto come potenza economica mondiale. “Negli anni Ottanta – racconta Morini - vi era molta più collaborazione fra le aziende, meno burocrazia, le scelte politiche erano a più ampio respiro da parte del Governo, si potevano programmare investimenti a lungo termine. In questo modo, siamo riusciti a crescere ed a superare i momenti di crisi ed i notevoli cambiamenti del mercato”.  

Oggi invece, la situazione è particolarmente cambiata esistono obblighi e certificazioni che,  richiedono  sempre più spesso il ricorso ad un consulente in qualsiasi campo dove si sia scelto d’operare, a causa di una legislazione spesso frammentaria e complicata. Si tratta di costi che sono costanti, quasi fissi, che si ripercuotono sul bilancio. Negli ultimi anni da parte del Governo non è stata fatta per gli imprenditori una politica economica a lungo termine, si sono susseguite una serie di decisioni a breve, come la legislazione sul 110% che ha causato notevole confusione e anche danni a tantissime aziende del settore edile e delle costruzioni. 

“Un’azienda per poter operare bene – continua Morini - deve  programmare dei budget di sviluppo ad almeno cinque anni di distanza. Oggi questo purtroppo non è possibile e non si può andare avanti un anno per l’altro in attesa che vengano emanate delle normative a lungo respiro che di fatto finora non sono arrivate. Per non parlare delle infrastrutture, anche locali, come la bretella Campogalliano-Sassuolo dove da anni viene annunciato l’inizio dei lavori, senza vedere alla fine nulla di concreto. Negli anni ottanta si potevano programmare scelte aziendali a lungo termine senza avere delle sorprese dal punto di vista legislativo a differenza di quello che stiamo subendo negli ultimi tempi”.

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