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Martedì, 9 Agosto 2022
Economia

Fisco record: lavoriamo 162 giorni l'anno solo per poter pagare le tasse

Pressione fiscale alle stelle nel 2013: oggi si lavora un mese in più rispetto a venti anni fa per pagare tutte le imposte. Pesante il ruolo del fisco locale. Ecco lo studio di Confesercenti

Il 12 giugno qualcuno potrebbe già iniziare la prima tranche di ferie estive, ma lo sconsigliamo. Dal 12 giugno converrebbe infatti lavorare, dal momento che solo da quella data si inizierà a percepire realmente lo stipendio. Tutti i 162 giorni trascorsi dall'inizio dell'anno sono stati infatti occupati solamente dal pagamento delle tasse. Non è una battuta, ma il risultato di uno studio realizzato da Confesercenti Italia sulla situazione della pressione fiscale nel nostro paese, che ha raggiunto livelli record. 

I DATI - Se all’inizio degli anni ’90 bastavano “appena” 139 giorni di lavoro per fare fronte a tutte le imposte, tasse e contributi gravanti mediamente nel corso dell’anno, dopo meno di un decennio ne erano necessari quasi venti in più (158 su 365) e nel 2013 si è toccato il “top” con 162 giorni e nel 2017 non è previsto che scenda sotto i 160. Detto altrimenti, il “giorno della libertà fiscale”, che nel 1990 poteva essere festeggiato il 20 maggio, nel 2013 dovrà attendere il 12 giugno. Questi cambiamenti – secondo Confesercenti – non sono certo casuali ma riflettono lo “stress” cui è stato sottoposto il sistema tributario italiano in tre occasioni: a metà degli anni ’90, per ottenere il biglietto d’ingresso in Europa, a metà del decennio successivo, quando si cercò di avviare un progetto di risanamento della finanza pubblica ed infine nella situazione odierna, a partire dalle tre manovre del Governo Monti nella seconda metà del 2011.

TASSE LOCALI - Ma nella vorace crescita della tassazione, arrivata al 44%, un ruolo nuovo e certamente non secondario è stato rivestito dalla finanza locale. All’ombra del federalismo, si sono registrate abnormi impennate del prelievo. Se nel 1990 le imposte locali assorbivano l’equivalente di meno di 8 giorni di lavoro annuale, nel 2002 l’impegno risultava triplicato e nel 2013 finirà per toccare i 26 giorni: una crescita, insomma, di quasi il 250% in poco più di venti anni.

EUROPA - É una realtà “normale” quella fin qui emersa? Nel panorama europeo, il cittadino italiano è ai primi posti quanto a livello del prelievo complessivo. Nel 2011 i giorni di lavoro che nel nostro paese sono stati assorbiti dal pagamento delle tasse sono quasi 156: dieci in più che in Germania, venti oltre il Regno Unito, 35 oltre la Spagna e quasi 50 in più rispetto all’Irlanda. L'Italia è anche al primo posto in Europa nel “total tax rate” (somma delle imposte sul lavoro, sui redditi d’impresa e sui consumi), con un 68,3% che ci vede quasi doppiare i livelli di Spagna e Regno Unito e ci colloca bel oltre quello della Germania (46,8%).

“L'abbassamento della pressione fiscale è più che mai una priorità che non può essere risolta con qualche misura tampone. Le risorse - insiste l’Associazione imprenditoriale modenese a margine dell'indagine - vanno trovate tagliando la spesa pubblica. Gli sprechi, le spese inutili, i troppi livelli istituzionali producono uno sperpero enorme di denaro pubblico. Si può cominciare a risparmiare molto con il rigore ed una coraggiosa riforma. E’ strumentale ogni tentativo di prendere tempo: bisogna cominciare subito per favorire la ripresa”.

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