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Mercoledì, 10 Agosto 2022
Economia

Economia regionale, le materie prime fanno calare le stime di crescita

Il rapporto di Bakitalia sottolinea gli ottimi numeri dell'Emilia-Romagna nel 2021 e nell'inizio del 2022, ma ci sono elementi concreti che mettono a rischio i numeri positivi

Nel 2021 l'attività economica in Emilia-Romagna ha registrato un netto recupero, dopo il sensibile calo dell'anno precedente causato dallo scoppio della pandemia di Covid-19. Lo certifica la Banca d'Italia nell'ultimo rapporto sull'econoia regionale, che mostra un aumento del prodotto in termini reali del 7,6 per cento: una espansione di un punto percentuale superiore alla media italiana.

La ripresa congiunturale ha interessato tutti i settori dell'economia, anche se con differente intensità, ed è stata accompagnata da un aumento della spesa per investimenti. Nell'industria la produzione ha recuperato pressoché integralmente i volumi pre-pandemia, sostenuta sia dalla domanda interna sia da quella estera. Le esportazioni hanno superato i valori del 2019 in tutti i comparti, fatta eccezione per il sistema della moda. La crescita è stata più intensa nelle costruzioni, grazie alla spinta derivante dagli incentivi fiscali per le ristrutturazioni e la riqualificazione energetica degli edifici. In tale contesto le compravendite di immobili sono sensibilmente aumentate, riportandosi su un livello prossimo al picco raggiunto nel 2006. Nel settore terziario il recupero è invece risultato meno intenso, risentendo maggiormente delle fasi di recrudescenza della pandemia; nel confronto con il 2019 i livelli di attività sono rimasti inferiori, soprattutto nei comparti legati al turismo.

Le condizioni economiche delle imprese sono migliorate, con una quota di aziende che hanno chiuso l'esercizio in utile in aumento rispetto all'anno precedente. Tuttavia nella seconda parte dell'anno il rialzo dei prezzi delle materie prime sui mercati internazionali, soprattutto di quelle energetiche, ha compresso i margini di profitto. Nostre elaborazioni quantificano in oltre 4 punti percentuali l'impatto potenziale degli aumenti dei prezzi delle materie prime e dei beni intermedi importati sul valore della produzione; tale effetto sarebbe più accentuato nella manifattura e in particolare in alcune produzioni regionali a maggiore consumo energetico, come quelle di piastrelle, metalli e carta.

Il mercato del lavoro e le famiglie

La crescita dei livelli di attività si è tradotta prevalentemente in un recupero delle ore lavorate; l'occupazione è aumentata in misura contenuta. Le condizioni sul mercato del lavoro si sono gradualmente normalizzate: le richieste di integrazione salariale, a cui le imprese avevano fatto ampio ricorso per fronteggiare la crisi pandemica, sono diminuite; la rimozione del divieto di licenziamento avvenuta a partire dall'estate ha avuto impatti contenuti. Il tasso di disoccupazione è diminuito, riportandosi sui valori precedenti lo scoppio della pandemia; quello di occupazione è invece rimasto inferiore di circa 2 punti percentuali nel confronto con il 2019.

Il miglioramento del mercato del lavoro ha contribuito a sostenere i redditi delle famiglie, che sono tornati a crescere recuperando in termini reali pressoché integralmente la flessione dell'anno precedente; l'aumento dei prezzi dell'energia e dei prodotti alimentari ha tuttavia inciso in misura maggiore sui nuclei familiari meno abbienti. Anche i consumi sono aumentati: la dinamica è stata superiore a quella dei redditi, beneficiando del miglioramento del quadro epidemiologico e delle minori restrizioni alla mobilità. La propensione al risparmio è diminuita, ma rimane ancora su livelli storicamente elevati.

L'indebitamento delle famiglie è cresciuto. In un contesto di forte ripresa degli scambi immobiliari è salita soprattutto la componente dei mutui per l'acquisto di abitazioni. L'incidenza del debito sul reddito ha mostrato livelli simili agli anni precedenti e inferiori al complesso del Paese.

I primi mesi del 2022 e le prospettive

All'inizio dell'anno l'attività economica è stata condizionata dalla ripresa dei contagi e dal permanere delle difficoltà legate ai costi elevati dell'energia e all'approvvigionamento dei beni intermedi. Lo scoppio del conflitto in Ucraina ha indotto un ulteriore aumento dei prezzi delle materie prime, soprattutto di quelle esportate dai due paesi coinvolti.

Il quadro degli indicatori disponibili relativi al primo trimestre dell'anno in corso mostra una sostanziale tenuta dei livelli di attività economica in regione. La produzione industriale sarebbe rimasta invariata, in presenza di una domanda interna che ha risentito del peggioramento del clima di fiducia delle famiglie; le vendite all'estero hanno invece continuato a crescere, nonostante il marcato rallentamento del commercio internazionale. Sul mercato del lavoro è proseguito l'aumento dell'occupazione e si è ulteriormente ridotto il ricorso alla CIG.

Sulle prospettive per i prossimi mesi gravano significativi rischi al ribasso legati al permanere delle tensioni geopolitiche, oltre che agli sviluppi della pandemia. Gli shock dal lato dell'offerta limitano la disponibilità di risorse di famiglie e imprese, frenando consumi, investimenti e scambi con l'estero. L'intensità dell'impatto di questi fattori appare molto incerta, in quanto legata alla durata del conflitto in Ucraina. Le previsioni di Prometeia continuano a ipotizzare per l'anno in corso un'espansione del prodotto in Emilia-Romagna superiore ai 2 punti percentuali; tuttavia le stime sono state pressoché dimezzate rispetto a quelle di inizio anno e riflettono una crescita in larga parte acquisita per effetto della forte ripresa del 2021.

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