Domenica, 13 Giugno 2021
Economia Via Abetone Inferiore

Riapre il Ristorante Cavallino, da oltre 70 anni parte della storia Ferrari

Locali rinnovati e tutta l'esperienza internazionale di Massimo ottura per riportare in auge il locale che era punto di riferimento del Drake e dell'azienda

Come preannunciato nei mesi scorsi, Ferrari inaugura un nuovo capitolo del ristorante Cavallino dando nuova luce alla location storica di via Abetone Inferiore, di fronte all’ingresso dello Stabilimento di Maranello, grazie alla collaborazione con Massimo Bottura e l’architetto India Mahdavi.

Lo chef in campo per la "Ferrari experience"

Il Cavallino abbraccia una visione di ospitalità per offrire a tutti la possibilità di entrare nell’universo Ferrari, di respirare le stesse atmosfere e gli stessi ideali che nel corso di quasi 75 anni hanno guidato il fondatore e tutti coloro che hanno contribuito attivamente alla costruzione della leggenda. Allo stesso modo offre la visione di Massimo Bottura della tradizione italiana vista in chiave contemporanea e non nostalgica. Per questo al Cavallino troveranno spazio le persone che condividono la passione per Ferrari e per Francescana: brand lovers, clienti Ferrari, foodies ma anche il pubblico locale.

Anche nella sua nuova concezione, il Cavallino continua a preservare ed esaltare lo spirito e le caratteristiche distintive del suo territorio di origine. La modenesità e il senso di appartenenza e partecipazione saranno percepibili attraverso ogni ambiente, ogni piatto e ogni elemento di un progetto inclusivo che riflette il perfezionismo e la cura espressa dal lavoro di Ferrari e del team Francescana in un’ospitalità confortevole e accessibile.

Massimo Bottura, egli stesso, prima di tutto, modenese DOC, grande estimatore delle Ferrari ed esponente di eccellenza nel suo settore, descrive il Cavallino come “una nuova prospettiva e un nuovo modo di far vivere la cucina modenese”.

Al Cavallino la tradizione è protagonista, la storia e l’identità del territorio sono riviste in chiave contemporanea, per esaltare il meglio del passato nei sapori del presente e del futuro. “E’ una cucina buona, sana, con una storia dietro ogni piatto; è una cucina a cui non si può dire di no.”

La cucina

Così il Filetto alla Rossini diventa un Cotechino alla Rossini, coronato da un tartufo minerale e da una salsa alle amarene di Modena per addolcire il palato; lo gnocco fritto è aeroso e croccante, proposto con una selezione di salumi emiliani; il bollito è cotto a bassa temperatura per conservare le proprietà organolettiche delle carni provenienti dai migliori artigiani e agricoltori; il pane è realizzato con grani antichi in pagnotte lievitate naturalmente.

E cosi anche i classici tortellini, cotti in brodo di cappone e serviti in crema di Parmigiano Reggiano, diventano ancora più buoni perché preparati appositamente dal Tortellante, il progetto di formazione che insegna a giovani adulti affetti da autismo l’arte del confezionare i tortellini ad arte grazie alle rezdore - nonne modenesi - che tramandano la tradizione.

La cucina guidata dallo chef modenese Riccardo Forapani, formatosi per 13 anni all’Osteria Francescana, ha lunghe e solide radici nella tradizione emiliana e nell’eccellenza delle materie prime locali, e la volontà di evolvere una proposta senza tempo.

La sala è capitanata da Luis Diaz, forte di importanti esperienze internazionali e già premiato nel 2016 come miglior giovane maître d’Italia, affiancato dalla sommelier
Silvia Campolucci.

Il locale rinnovato

Al confine tra la fabbrica, il reparto corse Gestione Sportiva e il nuovo flagship store di Maranello, lo spazio è stato integralmente ristrutturato e riprogettato dall’architetto, designer e scenografa India Mahdavi, invitata a rivitalizzare l’identità del luogo, il suo design, l’architettura degli interni e il giardino, in un equilibrio di comfort e gusto che celebra e valorizza lo stile di vita italiano.

Nella vecchia casa colonica, con una nuova facciata rossa, India Mahdavi ha giocato con il tradizionale vocabolario decorativo della trattoria italiana e di tutti i suoi codici architettonici ispirandosi al mondo Ferrari, al suo spirito di conquista e alla sua audacia, con giocosa eleganza.

A partire dall’ingresso, le sale del ristorante sono collegate da una serie di archi che scolpiscono ritmicamente gli spazi, dando energia alle prospettive come per guidare e accompagnare il visitatore al proprio tavolo con un sorriso amichevole.

Il pavimento in cotto tradizionale alterna piastrelle color terra e avorio in un motivo a scacchiera che ricorda una tovaglia appena stirata. I tavoli e gli schienali delle panche in pelle gialla, dalle forme grafiche e arrotondate, si appoggiano alle boiserie in rovere delle pareti delineando con gioia gli ambienti. Sempre alle pareti, rare raccolte celebrative di fotografie, poster, souvenir e cimeli rivelano lo spirito del luogo e la storia dell'incredibile avventura industriale e sportiva della Ferrari.

Il giardino, riprogettato da Marco Bay, crea un patio come una sala da pranzo openair, un’oasi di verde all'ombra di un pergolato. Al piano superiore, si trovano le due sale private e la terrazza panoramica. Qui gli ospiti potranno godere di un pasto all'aperto con vista diretta sull’ingresso principale dello stabilimento al civico 4 della via più celebre di Maranello.

Al piano terra, anche la Sala Enzo Ferrari, con le sue rifiniture in legno di pioppo, attinge alla storia di emozione e passione del brand. L’ingegnere amava passare qui il suo tempo, davanti al camino, a guardare le gare. India Mahdavi riporta in vita l’intimità di questa stanza creando una sala da pranzo privata, con sedie rivestite in pelle rossa, incorniciata da una grande finestra a bovindo con doghe in legno mobili che si aprono su un cortile assolato, come se l’ingegnere avesse appena parcheggiato la sua vettura.

La storia

Il Cavallino è un protagonista e un simbolo integrante della leggenda Ferrari fin dal 1942, anno in cui l’ingegnere rilevò i terreni dell’ex Fondo Cavani annettendo alla transazione anche la piccola casa colonica che venne prima utilizzata come mensa, spogliatoio e sede di formazione per la manodopera, e in seguito, nel 1950, ufficialmente aperta al pubblico come Ristorante Cavallino.

Qui Enzo Ferrari riceveva a pranzo i suoi collaboratori, i clienti e gli amici più stretti nella sala privata dove amava guardare il Gran Premio; tra loro anche Gioacchino Colombo, che nel 1945 progettò la prima vettura Ferrari 125S Sport. Intorno ai tavoli del passato si sono accomodati ospiti illustri come il principe Bernardo d’Olanda, la Principessa Liliana de Rèthy e il pilota 3 volte campione del mondo Jackie Stewart, così come tutti i piloti e i tecnici che hanno fatto parte del Team Ferrari nel corso delle diverse decadi.

Sempre al Cavallino, nel 1987, Bernie Ecclestone e Jean-Marie Balestre appresero da Enzo Ferrari che mai avrebbe accettato le nuove regole di dismissione dei turbo a favore della partenza aspirata; gli risposero “Ingegnere, scriva Lei le regole”.

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