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Ferrari, siglato il contratto con aumenti salariali dell'11%. Fiom ancora fuori

Siglato oggi il CCSL 2023-2026 tra il Cavallino e alcune organizzazioni sindacali. “L’intesa conferma le buone relazioni in atto fra le parti firmatarie"

E' arrivata oggi a Torino la firma del nuovo accordo tra Ferrari e le sigle sindacali Fim-Cisl, Uilm-Uil, Fismic, Uglm e AQCF per il rinnovo del Contratto Collettivo Specifico di Lavoro (CCSL) per il quadriennio 2023-2026 già applicato dal 2012. Un rinnovo che arriva nel quadro più ampio del gruppo Stellantis, che riguarda anche Iveco e Cnhi.

Nel modenese sono coinvolti i 5.000 lavoratori di Ferrari di Maranello (4.870) e Modena (130), i 2.000 di Cnhi macchine agricole movimento terra (dislocati in due stabilimenti a Modena)  e i 1.300 di Maserati (operativi in due stabilimenti a Modena).

L’intesa, che si applica a tutti i dipendenti di Ferrari in Italia, prevede alcuni punti principali, su tutti gli aumenti salariali per i lavoratori, ma anche la valorizzazione del sistema di partecipazione nelle relazioni industriali e sindacali, con un ulteriore impulso alle commissioni.

“L’intesa conferma le buone relazioni in atto fra le parti firmatarie – ha sottolineato Andrea Girotti, Responsabile Relazioni Industriali di Ferrari – nello spirito della partecipazione che ha contraddistinto i tre precedenti quadrienni di applicazione del CCSL, che hanno accompagnato e supportato l’Azienda nel suo importante percorso di crescita. Il rinnovo del contratto costituisce un ulteriore tassello nel quadro di consolidamento delle azioni poste in essere per garantire la competitività dell’Azienda nel continuo rispetto delle tutele delle persone Ferrari”.

I punti principali del contratto

A partire dalla prima mensilità utile, marzo 2023, i lavoratori avranno un aumento sui minimi del 6,5% pari un incremento medio di 119 euro (relativo all’inflazione del 2022, che si aggiunge al 2% già erogato lo scorso anno) e per il secondo anno a gennaio 2024 un aumento del 4,5%, pari a 87,8 euro. Complessivamente nel biennio i minimi saranno aumentati di 11,3 punti percentuali per un totale di oltre 207 euro mensili. Verrà inoltre erogato un una-tantum di 400 euro, in due tranche di pari valore, una nel mese di aprile 2023 e una nel mese di luglio 2023. Oltre a ciò, a partire dal mese di maggio 2023, i lavoratori avranno a disposizione 200 euro netti di Flexible Benefit spendibili nella piattaforma welfare Cnhi, Iveco, Stellantis e in buoni carburanti per Ferrari.

Per Stellantis, Cnhi e Iveco il contratto ha poi definito, migliorandolo nella quantità e nelle modalità di erogazione, il nuovo sistema premiante collegato ai risultati dei vari Gruppi.

Per Stellantis verrà calcolato sul risultato operativo AOI (Adjusted Operating Income) in rapporto ai ricavi di Stellantis Enlarged Europe con un’erogazione massima che passa dal 8,5% al 10,5% della paga base; per Cnhi ed Iveco è prevista una rimodulazione dei tre Indicatori introdotti nel 2022 e l’erogazione massima può raggiungere il 10% della paga base; per Ferrari sono stati confermati i meccanismi discussi a livello aziendale, che anche quest’anno hanno garantito un premio molto consistente. Si è proceduto inoltre a rivalutare del 10% l’indennità funzioni direttive di Cnhi, Iveco e Stellantis e di eguale misura la “quota mansione” in Ferrari.

Fiom, la ferita non si ricuce

Intesa che invece non è stata raggiunta con Fiom, mantenendo aperta la spaccatura che da anni si vive sotto l'insegna del Cavallino. Dure critiche da parte dei rappresentanti delle tute blu della Cgil: "Si è scelto di perseguire la strada della divisione e non si sono colte le richieste di cambiamento da parte dei lavoratori e l’esperienza positiva della gestione della pandemia e della riorganizzazione di CNHI ed Iveco, frutto di accordi unitari che hanno permesso la salvaguardia della salute dei lavoratori e delle attività industriali. Mentre Stellantis concede dividendi straordinari agli azionisti, i lavoratori continuano a subire ammortizzatori sociali e il peggioramento delle condizioni di lavoro. L’assenza di prospettive per la maggior parte degli stabilimenti e la diminuzione dell’occupazione attraverso le uscite incentivate contribuisco ad alimentare un clima di forte incertezza sul futuro. Questo è il prezzo della mancanza dei necessari investimenti e dei ritardi accumulati sull'innovazione e sulla realizzazione di nuovi modelli a cui si aggiungono la crisi del mercato e le politiche industriali assenti dei Governi".

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