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Post sisma, sono 20 le aziende escluse dalla white list

La Cgil denuncia ritardi nell'esame delle pratiche delle aziende che stanno intervenendo nel cratere e controlli insufficienti nei cantieri. Con le “filiere” progettuali cresce poi il rischio di sovrafatturazione

Sono ben 20 le aziende escluse dalla white list della ricostruzione post sisma dell'Emilia-Romagna: un numero, in proporzione, ben superiore alle 27 imprese interessate dalle interdittive antimafia nei cinque anni successivi al sisma dell'Aquila. A fornire i dati aggiornati sulla white list all'agenzia Dire è il coordinatore legalità e sicurezza della Cgil Emilia Romagna, Franco Zavatti.

A fronte delle mille imprese pulite - compresa la reggiana Sacogen, riammessa perchè già collaboratori di giustizia e la Baraldi, reiscritta dopo ampie revisioni aziendali – ancora 3.000 aziende sono in lista d'attesa, a causa di quello che il sindacalista Cgil definisce un  “inspiegabile ritardo ministeriale che tuttora blocca il programma delle 18 assunzioni straordinarie, già pronto da sei mesi in Regione, per rafforzare l'organico delle Prefetture del cratere, Modena in primis”. 

Per Zavatti “il filtro delle white list è fondamentale, ma non l'unico ed esclusivo” in quanto “può essere sapientemente aggirato, nelle pieghe normative e con l'ausilio di scafati consulenti”. “Esiste infatti – spiega l'esponente della Cgil – una strana evoluzione e specializzazione nelle modalità affaristiche, facilitata dai bisogni reali di ricostruzione, dai tempi e, soprattutto, delle risorse limitate per controlli efficaci e diretti nei cantieri, che non riescono a superare il 7-9% dei casi”.

Altro aspetto di crescente criticità, riguarda un evidente ruolo di professionisti che organizzano "filiere" di progettazione ed esecuzione dei lavori, che comprendono talvolta anche 300 interventi edili. “In questo modo – spiega Zavatti -  si palesa un crescente "rischio sovrafatturazione" rispetto all'effettivo danno subito, con progetti che includono ampliamenti dei lavori, dei materiali impiegati, dei costi non sempre in linea col "prezziario" regionale. Se pochi casi, apparentemente isolati, di sovrafatturazione per 50mila o 12mila euro cadauno, sono invece visti all'interno di una "filiera" progettuale capace di organizzare centinaia di lavori, il conto allora è presto fatto.”

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