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Economia

Confindustria, in Emilia cassa integrazione per 7 aziende su 10

I numeri degli industriali indicano un calo di fatturato pressochè per tutti gli associati. Il 42% delle imprese ha già richiesto moratorie alle banche. Molto contenuti i contagi da coronavirus rilevati nelle industrie manifatturiere

Con un 37% rimasto chiuso fino al 3 aprile "e oltre", il 70% delle imprese rileva un decremento del portafoglio ordini e il 64% richieste di posticipo delle scadenze, che si distribuisce prevalentemente tra i 30 e i 60 giorni di prolungamento (53%) rispetto ai 90 giorni e oltre (11%). Ma soprattutto, quasi il 94% prevede una riduzione del fatturato: tra il 15% e il 30% per quasi il 75% dei casi, del 50% e oltre per il 19%. Ancora, quasi il 66% prevede ritardi negli approvvigionamenti, di un mese nel 43% dei casi. Il 42% di imprese, cosi', ha già richiesto moratorie alle banche, ottenendo per metà dei casi risposte positive e per l'altra metà ancora "nessuna risposta". Intanto, quasi il 69% delle aziende ha chiesto la cassa integrazione Covid. 

Sono i principali indicatori del sondaggio di Confindustria Emilia, tra i propri associati, per testare gli effetti di un oltre un mese di lockdown. A conti fatti, precisa il presidente industriale Valter Caiumi illustrando il sondaggio in videoconferenza, solo il 10% delle imprese registra un andamento positivo del portafoglio in termini tendenziali rispetto allo stesso periodo del 2019, mentre il 20% risulta "in linea". Le principali filiere che non risentono di cali, al momento, sono la chimica-farmaceutica, l'agroalimentare, la plastica. 

Confindustria, nei territori di Bologna, Modena e Ferrara, ha chiesto dunque alle sue 3.311 imprese di illustrare i numeri dell'emergenza: al 31 marzo hanno risposto 851 aziende, pari al 25% degli associati, che rappresentano oltre 52.000 dipendenti e quasi 18 miliardi di fatturato. L'83% è manifatturiero e conta il 93% dei dipendenti in questione, con quasi il 95% del fatturato. Inoltre, le piccole imprese che hanno risposto valgono oltre il 73% del campione, a fronte di un 23% di medie imprese e di un 4% di grandi imprese.

Più sull'emergenza Covid interna, dalla ricerca industriale emiliana emerge che sono 151 le imprese che hanno denunciato casi sospetti, per un totale di 538 periodi di quarantena avviati. Il censimento dei casi effettivi di contagio ha rilevato 123 infezioni in 69 imprese, con un'incidenza dello 0,23% sul totale dei dipendenti. Facendo lo stesso esercizio con i 123 contagi, rispetto a un totale addetti dichiarati dalle aziende di oltre 52.000, si ha un tasso di morbilità nelle aziende del 2,3 per mille. 

In sostanza, Caiumi desume che l'impresa non è stata un luogo di contagio in questi mesi, a differenza di altri luoghi: "Siamo al di sotto degli indici regionali del contagio della popolazione, pari allo 0,28%. È un dato particolarmente confortante". Lo si precisa anche nella ricerca, dove si scrive che "il minimo che si puo' dedurre è che il luogo di lavoro nel suo complesso nel nostro territorio, pur partecipando al fenomeno, non è stato fonte differenziale di contagio rispetto evidentemente ad altri luoghi purtroppo ormai noti (nosocomi, Rsa, mezzi di trasporto collettivi, famiglie, carceri) in cui la convivenza forzata in spazi chiusi e` stata fonte evidentemente di rischio maggiore".

(DIRE)

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