"Tutor disabili: un esperienza di dono, non figure professionali"

L'assessore all'istruzione Ceretti risponde alla Cgil: "È uno scambio amichevole tra soggetti che “si prendono cura” e altri “presi in cura” senza particolari vincoli burocratici, ma facendo affidamento esclusivamente sulle capacità di empatia e sulle risorse interiori di entrambi i soggetti"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ModenaToday

«La figura del tutor, un giovane che svolge un’azione di aiuto nei confronti di un coetaneo con disabilità come pensata dal mirandolese Sergio Neri, è fondata sulla volontarietà della scelta di sostenere un ragazzo in difficoltà nei diversi contesti di crescita: scuola, famiglia, tempo libero. È uno scambio amichevole tra soggetti che “si prendono cura” e altri “presi in cura” senza particolari vincoli burocratici, ma facendo affidamento esclusivamente sulle capacità di empatia e sulle risorse interiori di entrambi i soggetti». Cristina Ceretti, assessore all’Istruzione della Provincia di Modena, interviene sull’allarme lanciato dalla Cgil sui tutor per i disabili nelle scuole superiori modenesi per precisare i contenuti della figura del tutor così come previsti dall’accordo di programma provinciale sottoscritto, fin dal 1997, dalla Provincia, dall’Azienda Usl di Modena, dai Comuni e dalle loro Unioni e dall’Ufficio scolastico provinciale, ed evitare il rischio che si creino incomprensioni e aspettative non corrette. «Il tutor – prosegue l’assessore Ceretti – è un’esperienza di dono che non ha nulla a che vedere con figure professionalizzate che esistono già e che sono formate per svolgere un altro tipo di servizio, come gli insegnanti di sostegno oppure le figure socio-educative. Sono altra cosa, confonderle crea solo incomprensioni e aspettative sbagliate».

L’assessore spiega poi che quella del tutor è un’esperienza circoscritta ad alcune realtà italiane (in regione solo a Modena e Reggio Emilia) e si inquadra nella tradizione educativa della “peer education” (educazione tra pari): «L’idea di Neri era far seguire l’alunno disabile a scuola, nei compiti di casa e nel tempo libero non da un “professionista” dell’educazione, ma da un amico. Per aiutarlo a crescere. È l’esperienza di sé e dell’altro che rende possibile questo lavoro di cura e di vicinanza, fondamentale e prezioso per l’alunno disabile ma anche per il coetaneo che offre il suo tempo. Gli accordi sottoscritti in Provincia seguono il percorso intrapreso dal ‘97 che ha reso questa provincia la più all’avanguardia sotto il profilo dei diritti dei disabili e delle loro famiglie». Da giorni, annuncia infine l’assessore, «ho concordato con la dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale Silvia Menabue di incontrare i genitori interessati e il Collegio di vigilanza sull’handicap per fare il punto delle questioni aperte riguardanti il tema dei tutor per le quali so che sono previste già soluzioni. Fisseremo la data alla ripresa delle lezioni».

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