Imprese a corto di ossigeno, a Modena ogni azienda ha perso in media 110mila euro

Dai dati del Rapporto regionale Unioncamere emerge, fino a fine aprile, l'impatto del Coronavirus e la situazione critica generata dal lockdown. Stimati 6,5 milioni di mancato fatturato

Il trend negativo che sta caratterizzando l'economia a livello nazionale, regionale e locale - a causa dell'impatto del Covid 19 - è rilevato da uno studio riportato da Unioncamere Emilia Romagna. Dai dati emerge la prospettiva preoccupante più volte denunciata da Confesercenti Modena. Con -10,6% del valore aggiunto - ovvero dei risultati della gestione - a livello nazionale rispetto al 2019 nel settore del commercio e -34,6% nel settore alloggio e ristorazione di cui, in particolare, -42,2% nell'alloggio e -33,8% nella ristorazione.

In particolare per Modena si stima un fatturato di -6.560 milioni con una perdita media per impresa di 110mila euro. Nel quadro modenese si parla di un calo di -1491 milioni di euro nel fatturato del settore commercio non alimentare e di -532 milioni nel fatturato del settore alloggio e ristorazione; il commercio del settore alimentare è l'unico in aumento. A Modena il 32,9% delle imprese è in grande difficoltà, con fabbisogno di liquidità per 840 milioni e una media di 43mila euro a impresa di liquidità richiesta.

"Il quadro è molto preoccupante - commenta Mauro Rossi, Presidente Confesercenti Modena Mauro Rossi - ora occorre guardare alla prospettiva futura. Con le prime ripartenze stiamo cercando di coniugare la tutela della salute con il contenimento di questa emergenza economica. Le attività che sono riuscite a sopravvivere a mesi di forzata inattività hanno ripreso in uno stato di grave sofferenza. Occorre ora che le misure messe in campo dal Governo, peraltro del tutto insufficienti per le PMI del nostro settore, trovino quanto prima attuazione concreta. Turismo, commercio al dettaglio e piccola manifattura sono le tre eccellenze italiane che hanno pagato un prezzo altissimo per via del lockdown prolungato".

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Il comparto che sta pagando il prezzo più alto è infatti in particolare il turismo, che nel 2019 valeva il 5,4% del valore aggiunto provinciale. Le attività commerciali, artigianali e di servizio di vicinato, rappresentano un punto di riferimento sicuro, proprio perché di prossimità, e hanno riaperto in tutta sicurezza, rispettando i protocolli già condivisi e sottoscritti. Ma i risultati di questa ripresa si vedranno molto gradualmente, con l'augurio che le famiglie italiane riprendano presto una quotidianità normale, non solo nei consumi.

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