Vendite di Natale a rischio, i commercianti temono sia il lockdown che il web

Confesercenti: "Se continua così fino a Natale il web sottrarrà ai negozi oltre 4 miliardi di euro di vendite. Servono regole per riequilibrare concorrenza"

foto @bbpolart

"Da sempre ci sentiamo dire che i negozi di vicinato sono la linfa vitale dei quartieri ma questa rete, importantissima per la città, rischia di esser spazzata via a seguito delle restrizioni decise da Governo e Regione ai fini di contenere l'emergenza sanitaria in corso. In occasione della promozione degli eventi per lo shopping, circa 700 milioni di euro verranno travasati dai negozi reali a quelli sul web - commenta Marvj Rosselli, Direttore Confesercenti Modena Inoltre, se le restrizioni dovessero continuare fino alla fine dell'anno, il web potrebbe strappare ai negozi reali fino a ulteriori 3,5 miliardi di euro di spesa dei consumatori per i regali e per l'acquisto di beni per la casa e la famiglia".

Questi provvedimenti di restrizione nei canali di vendita fisici avvengono infatti, per le oltre 28.000 attività di vendita al dettaglio dell'Emilia Romagna, nei mesi più importanti per il commercio tradizionale, gli ultimi dell'anno, e gli operatori si vedranno sottratta l'opportunità di lavorare a vantaggio dell'online, essendo i negozi fisici impossibilitati a partecipare ai vari Black Friday e Black Weekend per via delle chiusure imposte.

A soffrire sono, in particolare, i negozi di abbigliamento, calzature e accessori: le restrizioni hanno chiuso quasi 58mila imprese su 135mila, imponendo restrizioni ad altre 40mila. Uno stop che non permette alle imprese di competere, nonostante i prodotti di moda siano tra quelli tradizionalmente più richiesti in occasione del Black Friday e del Natale. Un sistema, quello dell'e-commerce delle grandi piattaforme, che passa sopra tanti operatori commerciali e che vanifica le loro possibilità di guadagno. A breve si rischia di veder scomparire la rete dei negozi di vicinato, con gravi conseguenze come lo svuotamento delle città, problemi di sicurezza e di presidio sociale, perdita di valore degli immobili, perdita della consulenza e assistenza e della professionalità degli operatori, oltre che della qualità della merce, arrivando a una standardizzazione dei consumi.

"Le ultime restrizioni, per centinaia di migliaia di negozi, si sovrappongono al crollo dei consumi innescato dalla seconda ondata che ha portato anche nella nostra provincia a una chiusura nel settore del commercio e dei servizi, nel terzo trimestre 2020, di circa 300 imprese - prosegue la Rosselli - Una situazione di difficoltà ulteriormente aggravata dalla sperequazione di condizioni tra negozi reali e online: mentre i primi sono chiusi d'ufficio da Governo e Regioni, il canale delle vendite web di fatto agisce e opera in condizioni di monopolio, trasferendo inoltre all'estero una parte importante della ricchezza generata dagli acquisti online".

L'on-line è senz'altro un canale di vendita importante anche per le imprese di "vicinato" che, sempre di più, in particolare dopo il lockdown, hanno iniziato a utilizzare le forme di commercio digitali. Ma le piccole e medie imprese sono però ancora ben lontane dall'avere quote di mercato paragonabili a quelle delle grandi piattaforme dell'e- commerce: i primi venti siti web del commercio elettronico italiano totalizzano il 71% del totale delle vendite, e i primi 200 il 95%. Non solo: chi vende online, oltre a godere spesso - nel caso di piattaforme internazionali - di un fisco decisamente più leggero di quello del retail fisico, ha a disposizione anche ingenti risorse per la promozione. Non a caso le più importanti piattaforme di vendita sul web hanno avviato gli sconti del Black Friday già da fine ottobre, a quasi un mese di distanza dalla ricorrenza.

"Per questi motivi appare pretestuosa e da rispedire al mittente l'accusa di dare battaglia ai mulini a vento e l'invito a salvaguardare le nostre categorie accelerando la loro digitalizzazione: da tempo ci occupiamo, tramite i nostri DIH, di formazione e consulenza in questo senso, ma questi sono processi che implicano tempi e risorse adeguati. L'attuale situazione ha accelerato drammaticamente le dinamiche senza peraltro risolvere la sperequazione fiscale e introducendo limitazioni univocheche vede le imprese di vicinato chiuse per scelta amministrativa, con un'ulteriore alterazione delle condizioni di mercato a danno delle attività più deboli e in difficoltà. Per evitare che il commercio, un settore già in crisi da circa un decennio, venga definitivamente condannato a morte, portando al collasso le attività che hanno reso famose e invidiate le vie dello shopping dei centri storici delle città italiane, è quantomai necessario e non più differibile garantire un mercato realmente concorrenziale, nel rispetto del pluralismo distributivo. Soprattutto nel Governo e Garante della Concorrenza devono intervenire: siamo di fronte a una distorsione gravissima della concorrenza, che chiediamo di correggere al più presto", conclude il Direttore Confesercenti Modena.

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