Utili alle stelle per Ferrari, il 2018 si apre con un'ulteriore crescita

Crescono le consegne (+6,3%) e con loro i ricavi, che arrivano a 831 milioni in tre mesi. A farla da padrona sono i modelli con motore V12

Il Cavallino galoppa più che mai. Nel primo trimestre del 2018 le vetture consegnate hanno raggiunto le 2.128 unità, con un incremento di 125 unità o del 6,2% rispetto all'anno precedente. Questo risultato è stato trainato da un aumento del 23,5% delle vendite dei modelli a 12 cilindri (V12), mentre le vendite dei modelli a 8 cilindri (V8) sono state in linea con l'anno precedente. La solida performance dei modelli V12 è stata guidata dalla 812 Superfast. 

Questo risultato è stato in parte compensato dalla F12berlinetta, giunta a fine produzione, dalla F12tdf, che nel 2017 ha concluso il suo ciclo di vita, e dal calo delle vendite de LaFerrari Aperta, che sta per terminare il suo ciclo di produzione limitato. Le performance dei modelli V8 sono state sostenute dalla famiglia 488 e dalla GTC4Lusso T, mentre sono state in parte compensate dalla California T, giunta a fine produzione. Le consegne della Ferrari Portofino, lanciata di recente, inizieranno nel secondo trimestre del 2018.

Tutti i mercati mondiali hanno fornito un contributo positivo. L'Europa e il Medio Oriente hanno registrato un aumento di quasi il 6,7%: Italia, Francia e Regno Unito hanno messo a segno una crescita a due cifre, mentre la Germania ha registrato un incremento medio a una cifra. In America la crescita è stata del 4,4%, mentre nel resto del'asia si è registrato un  aumento del 3,8%. China, Hong Kong e Taiwan sono cresciuti del 13,7%.

In questo primo trimestre del 2018 i ricavi netti si sono attestati a 831 milioni, con un incremento di 10 milioni o dell'1,3% (+6,3% a cambi costanti) rispetto all'anno precedente. L'utile netto per l’esercizio di inizio 2018 si è quindi attestato a 149 milioni, in crescita di ben 25 milioni (+19,4%).

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I costi di ricerca e sviluppo e i costi industriali sono diminuiti di  1 milione, perlopiù per le minori spese nelle attività di Formula 1 e a minori costi industriali, in parte compensate da un incremento dei costi di ricerca e sviluppo a sostegno dell'innovazione di prodotti e componenti per la tecnologia ibrida, su cui la Ferrari non ha fatto mistero di voler lavorare.

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