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Aumenta il salario dei dipendenti, le coop sociali: "Ora enti pubblici riconoscano maggiori costi"

L’Alleanza Cooperative Sociali Emilia-Romagna esprime preoccupazione per la chiusura dei bilanci 2020 e per la tenuta occupazionale delle imprese. “Serve un tavolo specifico all’interno del Patto per il Lavoro e per il Clima”

Dopo aver garantito l’occupazione in regione a 56.000 lavoratori durante il periodo Covid periodo Covid anticipando la cassa integrazione che è costata molti oneri finanziari, nel mese di ottobre 2020 le oltre 900 cooperative sociali dell’Emilia-Romagna completano l’iter di adeguamento delle retribuzioni a seguito del rinnovo del CCNL, che ha portato a un aumento salariale mensile di 80 euro.

“Siamo orgogliosi del grande lavoro svolto da chi opera nelle cooperative sociali e orgogliosi dell’impegno dei gruppi dirigenti che, pur preoccupati dalle criticità della situazione, hanno mantenuto gli impegni del rinnovo contrattuale anche affrontando importanti sacrifici” dichiarano AGCI Solidarietà, Confcooperative Federsolidarietà Legacoopsociali dell’ER, riunite nel coordinamento dell’Alleanza Cooperative Sociali dell’Emilia-Romagna. Tuttavia, le ripercussioni delle restrizioni anti-Covid nei servizi educativi e socio-sanitari continuano a destare preoccupazione e sono destinate a lasciare un segno profondo in questo comparto. 

“Va sottolineata positivamente - continuano le centrali cooperative - la disponibilità della Regione Emilia-Romagna ad adeguare le tariffe, riconoscendo i costi sostenuti dalle cooperative sociali con l’aumento del costo del lavoro. Continuiamo però a riscontrare frequentemente situazioni molto diverse, con troppe Amministrazioni comunali e Aziende sanitarie che ancora non intendono compensare gli aumenti dei costi sostenuti dalle imprese né recepire i rinnovi contrattuali, dimostrandosi sorde davanti ai nostri appelli e mettendo in difficoltà interi ambiti di intervento della cooperazione sociale che interessano anche gli inserimenti lavorativi di persone svantaggiate”.

È forte la necessità che tutti gli interlocutori istituzionali adottino uno sguardo diverso nei confronti della cooperazione sociale: “I prossimi mesi - avvertono AGCI Solidarietà, Confcooperative Federsolidarietà e Legacoopsociali dell’Emilia-Romagna - evidenzieranno una chiusura dei bilanci in passivo in quasi tutte le cooperative, una situazione che ci auguriamo non arrivi a porre in discussione, in alcuni casi, la continuità occupazionale. Oltre che per i bilanci, siamo anche preoccupati per la ormai cronica mancanza di infermieri e OSS e per il funzionamento dei servizi a fronte dei nuovi bisogni, tematiche che auspichiamo possano trovare spazio all’interno del Patto per il Lavoro e per il Clima della Regione Emilia-Romagna con l’attivazione di un tavolo specifico sul lavoro sociale”.

È a questo tavolo che le federazioni Legacoopsociali, e AGCI Solidarietà, Confcooperative Federsolidarietà dell’Emilia-Romagna intendono avanzare le seguenti proposte: avviare percorsi lavorativi rivolti alle persone che perderanno il lavoro in altri comparti e potrebbero trovare collocazione, se adeguatamente formate, all’interno dei servizi socio-sanitari; realizzare progetti di co-housing rivolti a persone con disabilità e anziane; superare le gare d’appalto negli asili nido con un sistema di accreditamento a tariffa fissa; sostenere le persone fragili e svantaggiate, rinnovando la legge 14 e favorendo l’inserimento lavorativo nelle cooperative di tipo B (l.r.14/2015 sulla fragilità e vulnerabilità).

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