Ad Ago un omaggio a Wandrè e alla rivoluzione della chitarra elettrica

Con un concerto omaggio al liutaio Wandrè, organizzato dai Musei civici nell’ambito della mostra “Io sono una poesia” sulle arti a Modena e Reggio Emilia negli anni ‘60, debutta l’edizione 2019 della rassegna “Primavera ai Musei”. L’appuntamento tra musica leggera e rock, a ingresso libero fino a esaurimento posti, si svolge venerdì 22 febbraio alle 21 negli spazi di Ago, Fabbriche Culturali Modena, all’ex Ospedale Sant'Agostino, in particolare nella cappella interna con ingresso da largo Sant'Agostino 228.

L’iniziativa che venerdì sera animerà gli spazi già aperti al pubblico di Ago sarà più che un concerto. Quella che si svolgerà si annuncia come una performance di parole, immagini e musica live intitolata “Wandrè, artista liutaio e la rivoluzione della chitarra elettrica”. Marco Ballestri e The New Concept Live Band assieme al pittore Manzo, presenteranno uno spettacolo-concerto multimediale in cui narrazione, immagini e canzoni, eseguite con strumenti e amplificatori originali dell’epoca, raccontano l’avventura di Antonio Pioli in arte Wandrè, l’artista-imprenditore italiano che dal 1957 trasformò la chitarra elettrica in un'opera d'arte.

Tra gli estimatori delle chitarre Wandrè ci sono nomi come quelli di Frank Zappa, Celentano, Bob Dylan, Ace Freheley dei Kiss, Joe Perry degli Aerosmith e il figlio di John Lennon e Yoko Ono, Sean Lennon, che posò in foto con la chitarra Scarabeo del 1966, nel nome e nella forma un omaggio ai Beatles.

Durante la serata, tra i brani “in scaletta, ce ne sono di Domenico Modugno, John Lennon, Pink Floyd, Lucio Battisti, David Bowie e Harry Belafonte.

Marco Ballestri è biografo di Wandrè, mentre la The New Concept Band, nata a Sestola nel 2014, è composta da Andrea Clementini (chitarra solista e voce), Giovanni Lambertini (chitarra ritmica e cori), Carlo Bettini (basso e cori), Giovanni Flori (batteria e cori).

Antonio Wandrè Pioli nacque a Cavriago il 6 giugno 1926 e morì il 15 agosto 2004. Partigiano, capomastro, artista eclettico, fu nel XX secolo un liutaio rivoluzionario. Ha trasformato la chitarra elettrica in un’opera d’arte Pop, da attrezzo di lavoro per il musicista a protesi bionica dell’artista per trasferire emozioni. Le chitarre di Wandrè trasmettono di per sé energia per le forme e i colori, i materiali inconsueti (come formica e alluminio) e tanti simbolismi nascosti nel design.

“Le chitarre e i bassi di Wandrè – ha scritto il pittore e scrittore Pablo Echaurren su Panorama del 3 maggio 2007 - sono il prodotto di un precursore, di un innovatore, di un sabotatore del gusto preconfezionato. Sono il concentrato di un ingegno di provincia che ha assorbito futurismo, surrealismo, metafisica, astrattismo, ricavandone una cifra personalissima”.

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