Curiosità Modenesi | Storie modenesi di coraggio nella persecuzione degli ebrei

Storie di uomini e donne che fecero del coraggio un'arma così forte da vincere la paura

La persecuzione degli ebrei riguardò purtroppo anche il territorio modenese. Una storia che proprio a Modena vide la prima vittima, con il suicidio dell'editore modenese ed ebreo Angelo Fortunato Formiggini che si lanciò dalla Ghirlandina il 29 Novembre 1938 per dire il suo "No" ai modenesi e all'Italia. Una voce che però non fu raccolta dai giornali del regime che stamparono i giornali nei giorni successivi senza riportare nulla, come se non fosse successo nulla.

Giunsero gli anni della guerra e la persecuzione si intensificò e così nel 1942 si raccolsero i primi ebrei peserguitatai provenienti da Jugoslavia, dalla Polonia e dalla Russia, che vennero accolti a Villa Emma, nei pressi di Nonantola. E seppur fuori dalla villa ci fosse miseria, fame e guerra, all'interno si allestì una scuola per insegnare ai giovani la coltivazione del suolo, e il cibo, seppur limitato in quantità, giunse grazie all'aiuto dei contadini che abitavano lì vicino.

Tutto cambiò con l'8 Settembre, quando al razzismo "clemente" del fascismo, si sostituì la malvagità nazista. Gli ebrei furono costretti a scappare da Villa Emma prima che i Tedeschi arrivassero. Qui si raccontano storie di modenesi coraggiosi, come don Arrigo Beccari, don Ennio Tardini e il dottor Giuseppe Moreali, che li accolsero a casa loro, li sfamarono e diedero loro ciò di cui avevano bisogno per intraprendere un viaggio della speranza verso la Svizzera, ma non tutti riuscirono nell'intento.

Non andò meglio, anzi molto peggio, nel carpigiano dove era stato allargato il campo di concentramento di Fossoli, con i treni che tutti i giorni giungevano vuoti e tutti i giorni partivano pieni verso i campi di sterminio e di lavoro forzato del centro Europa. Erano tempi in cui il coraggio costava la propria vita e quella dei propri familiari. Fu così che un altro nome di modenese coraggioso, Odoardo Focherini, pagò con la vita il proprio gesto. Egli aveva sette figli eppure voleva aiutare gli ebrei e così diede ad alcuni di loro documenti falsi per accedere in Svizzera, ma un giorno fu trovato e deportato con la moglie. Entrambi moriranno nel campo di Hersbruck. 

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