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Lunedì, 30 Gennaio 2023
Cultura

Una Modena noir tra indagini e misteriosi fili di fumo nel nuovo avvincente romanzo di Francesco Sala

Presentato ieri alla Società del Sandrone l'ultimo libro dello scrittore modenese ormai da anni impegnato a dar vita alle gesta poliziesche del commissario Eleuterio Dallari, un infaticabile Diogene che ci conduce alla scoperta di una città alla metà degli anni '30 del '900

Parlare di letteratura, in un periodo contraddistinto dall'incalzante strapotere dei social network, non è, purtroppo, oggi un'occasione ricorrente. Specie se la lettera L di letteratura è come nel caso di Francesco Sala una L maiuscola. Alla stregua, infatti, del miglior Simenon e forse ancor più di Raymond Chandler, l'autore, che abbiamo incontrato alla Società del Sandrone per il lancio ufficiale del suo ultimo libro, Fili di Fumo edito da Artestampa, riesce a dare da anni ai suoi tanti lettori l'opportunità di riavvicinarsi al gusto ormai perduto della bella parola. E lo fa utilizzando l'avvincente raffinatezza di storie noir in cui i personaggi, ispirati dalla cinematografiche scene di Casablanca e dalla musica jazz di Cole Porter, si intrecciano in ambientazioni sofficemente misteriose, tipiche di una certa metà degli anni '30. Protagonista anche del bellissimo Fili di Fumo è il commissario Eleuterio Dallari alla prese, in una Modena controllata dai vigili occhi del regime fascista, con lo strano ritrovamento di un corpo senza testa e con una donna ammaliante di nome, ma solo di nome, Azzurra.

Premi e riconoscimenti in tutta Italia sono divenuti per lei ormai un'abitudine e non ci stupirebbe nemmeno se un domani non lontano il suo meritato successo oltrepassasse i confini del Paese. Qual è il segreto che l'ha fatta tanto apprezzare dal vasto pubblico di appassionati?
"Il lavoro. Scrivere per me significa combinare tra loro diversi elementi quali la ricerca storica, la continua accuratezza nello stile e soprattutto l'invenzione di trame in grado di non far dormire la notte."

Un'affermazione non troppo salutare specie per chi abitualmente svolge l'attività di medico, non proprio affine al mondo letterario. 
"Per il quale debbo dire ho sempre nutrito una grande passione, concretizzatasi quando circa una decina di anni fa pubblicai prima un saggio su Francesco Stringa, un artista del '600, e di seguito un secondo volume dedicato ad Alberto Artioli pittore vissuto tra l'8/900."

Che con i suoi tratti bohemien l'ha spinta ad avventurarsi pure nel difficile settore della narrativa.
"Indirizzandomi verso il genere giallistico con i romanzi Due palmi di terra color ocra e Il ladro di Miracoli, entrambi tratti da vicende realmente accadute."

E che lei ha approfondito grazie alle indagini del suo immancabile commissario Eleuterio Dallari.
"Un personaggio molto utile per conoscere un periodo affascinante che meglio di ogni altro può offrire lo sfondo giunto per un noir."

Come in Fili di Fumo dove a farla da padroni sono i destini di un'umanità varia e imprevedibile fatta  di calciatori, donne fatali, sigaraie, pittori, giardinieri, medici e funzionari di partito.
"Tutti impegnati sul palcoscenico della Modena fascista del 1936, ritratta nei preparativi per l'inaugurazione del nuovo stadio cittadino, avvenimento che sarebbe stato enfatizzato da un clima elettrizzante non fosse improvvisamente entrata nel piccolo commissariato di Santa Caterina una splendida donna, Azzurra, avvolta in un'inebriante scia di profumo."

Queste donne tanto belle... quanto sataniche...
"Sataniche forse no, ma preoccupanti sì considerando lo stupore con cui il brigadiere Clemente Poggioli ed il suo capo Dallari si accorgono di assistere ad un'apparizione assolutamente eccezionale che, comunque, il ritrovamento di un corpo senza testa sembra far svanire nel nulla insieme ad un prezioso tabacco egiziano...."

Pare davvero di assistere ad un film.
"E' proprio con questa intenzione che ho cercato di costruire la trama del romanzo, scritta in modo scorrevole, con un ritmo incalzante e repentini cambiamenti di scena. Credo che sia una scelta giusta specie per una narrazione di questo genere."

Rimarcata, nel caso specifico del suo libro, da una particolareggiata ricostruzione storica.
"La Modena che racconto è una città vera, frutto di una ricerca su costumi oggi difficilmente riscontrabili e desunti dalle pubblicità e dai giornali degli anni '30,  un'epoca da romanzo."

Un romanzo che anche noi, Sala, non vediamo l'ora di regalare per Natale. Con un filo di inebriante fumo. 

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