Giovedì, 23 Settembre 2021
Cultura

Folclore Modenese | La luna nella cultura popolare: quando non c’erano le previsioni del tempo

Come sapere se sarà una giornata soleggiata o nuvolosa, piovosa o secca? I nostri nonni ci risponderebbero: “Ricordati di guardare la luna”

Tutte le sere, al calare del sole, si staglia nel cielo la luna. A tutti è capitato di ammirare il fascino dell’unica luce naturale capace di rischiarare le tenebre, eppure pochi la osservano ancora oggi “con gli occhi di una volta”. Tanti anni fa, in particolare nel mondo contadino, per capire quale fosse il periodo più propizio per la semina si faceva affidamento alla luna. Non era ancora possibile consultare le previsioni del tempo, eppure i nostri nonni erano più meticolosi di quanto si possa immaginare.

Conoscevano bene le quattro fasi lunari: la “luna nuova” in cui la luna risulta invisibile perché volge alla terra la faccia non illuminata dal sole, la “falce crescente” (spicchio), la “luna piena” e la “falce calante” (spicchio). Per decifrare se uno spicchio di luna rappresentasse un momento di crescita o di calo, avevano ideato una ingegnosa rima, semplice da ricordare: “Gobba a ponente (ovest) luna crescente, gobba a levante (est) luna calante”. La maggior parte delle semine andava effettuata con la luna crescente, mentre il taglio del legname (e, curiosamente, anche dei capelli!) e la potatura erano riservati ai periodi di luna calante.

Un famoso detto modenese dice “Luna a falce la chèva i lòt” la cui traduzione rivisitata sarebbe “La luna a falce asciuga la terra”. Infatti la cosiddetta “luna a falce”, è sinonimo di bel tempo, unica condizione meteo con la quale è possibile procedere alla preparazione dei terreni, arandoli, zappandoli e infine seminandoli. Non era però il solo modo per individuare un meteo favorevole, di cui era indicatore un alone chiaro vicino alla luna. Al contrario si credeva che l’alone lontano fosse sinonimo di maltempo, come d’altronde la “luna a barchetta”.

Che ci si creda o no, è inevitabile rimanere affascinati da una cultura popolare così solida da avere permesso ai nostri avi di fare di Modena l’immensa risorsa agricola che è oggi, tanto rispettosa della natura da rimanere intatta anche alla luce delle scoperte scientifiche più avanzate.

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