Folklore Modenese | Quanto si mangiava durante la seconda guerra mondiale?

Un viaggio nella Modena della seconda guerra mondiale, durante la quale vennero ristrette le quantità di cibo distribuite, alimentando superstizioni e mercato nero

La guerra non fu solo un momento di paura e di morte, ma anche di fame, tanto che ogni alimento era dosato per i cittadini così che ne potesse rimanere abbastanza per il futuro. Con l'inizio della guerra nel 1940, le restrizioni riguardarono inizialmente i prodotti che già normalmente erano i più costosi, in particolare zucchero e caffè, che rispettivamente erano razionati a persona 500 gr e 50 gr al mese. Al loro posto i modenesi sceglievano prodotti meno costosi in quanto surrogati, dando il via al mercato dell'orzo. 

Tuttavia, le cose non andarono come il governo italiano si aspettava, e la guerra pareva durare più del previsto, così si passò a restringere le quantità di burro, lardo, olio e strutto, che se consideriamo la tradizione culinaria modenese, fu una stroncatura della stessa cucina nostrana. Tuttavia, a solo un anno dall'inizio della guerra, la restrizione raggiunse il prodotto principale sulla tavola dei modenesi più poveri, ovvero il pane che veniva dato nella misura di 2 kg al mese.

La fame fa brutti scherzi e bisognava controllare quanto veniva dato e a chi, così nel 1942 vennero distribuite ai modenesi, così come a tutti gli italiani, le tessere le quali avevano l'esclusiva per distribuire canre, patate, uova, formaggi, legumi, salumi, vino e latte. Gli Alleati sapevano che solo con il cibo avrebbero potuto prendere l'Italia, perché in effetti lasciare partigiani e in generale cittadini anti-tedeschi affamati non sarebbe stato d'aiuto. Così furono lanciare nelle città, e specialmente nelle campagne e nelle periferie, prodotti a lunga conservazione come gallette e scatolette di carne e latte condensato. 

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I modenesi si affidarono a San Guglielmo, perché era il santo protettore scelto dai fornai della città, che veniva festeggiato con una solenne processione. I fornai modenesi camminavano inneggiando a Dio e al Santo, partendo da casa del massaro fino all'omonima chiesa, mostrando a tutti lo stendardo. Ognuno contribuiva alle spese così da rendere possibile la manifestazione. 

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