Folklore Modenese | Quando i nostri nonni facevano i mezzadri

Un viaggio nella civiltà contadina modenese, per capire non solo la mezzadria, ma il rapporto stesso tra contadini e padroni terrieri

Chi tra i modenesi non ha un nonno o un parente che non ha fatto il mezzadro? In effetti, fino a prima della seconda guerra mondiale la mezzadria era il lavoro più diffuso tra i modenesi, infatti le città erano ancora abbastastanza spopolate rispetto ad oggni e così operai e commercianti rappresentavano ancora una minoranza. Essere mezzadro significava vivere una vita completamente diversa dalla nostra, infatti, la mezzadria era una professione non del singolo individuo ma dell'intera famiglia, composta da venti o trenta individui, che vivevano nel territorio che lavoravano. 

La mezzadria era un contratto che superava le condizioni impossibili delle più antiche corvé, dove infatti il proprietario metteva a disposizione il proprio terreno e gli strumenti di lavoro, e il mezzadro con la sua famiglia si impegnava a lavorarla. Il mezzadro era per certi versi sì un coltivatore, ma anche un imprenditore, perché così come i guadagni erano divisi a metà, lo erano anche i costi. 

Seppur a contratto le condizioni fossero paritarie, il proprietario terriero vantava maggiori diritti in quanto spesso lasciava al contadino da mangiare più verdura e frutta, e si faceva recapitare più carne, specialmente durante le festività. Inoltre, il proprietario dava ampi terreni e capi di bestiame al mezzadro, e anche se molto numerose le famiglie che lavoravano la terra, spesso queste erano oberate di lavoro. 

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