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Alberto Braglia, la magnifica epopea di un atleta del re

In un avvincente libro di Stefano Ferrari, le gesta del più prestigioso ginnasta italiano di tutti i tempi

Varcando la soglia del cimitero monumentale di San Cataldo, non è difficile avvertire il legame profondo che intimamente ci unisce alla storia della nostra città. Un sentimento che, lungo l'intero periplo di questo silenzioso luogo, trova la sua naturale corrispondenza dinnanzi alle gloriose steli di chi ha onorato Modena facendo delle proprie gesta un raro esempio di creatività e bellezza. Qui, infatti, riposano, tra i soffusi echi di una foscoliana memoria, il mitico Drake ed il sanguineo concorrente Alejandro De Tomaso, l'attrice Virginia Reiter e l'imprenditore Giuseppe Panini e, a fianco di altri importanti nomi, quello che, forse, può essere considerato il più prestigioso ginnasta italiano di tutti i tempi, ovverossia Alberto Braglia.

Della sua interessante figura, di cui non sempre si sono intessute le meritate lodi, si è di recente occupato il giornalista Stefano Ferrari ora in uscita con un volume dal titolo "L'atleta del re" edito dalla casa editrice Minerva di Bologna. Della pubblicazione, inserita a buon diritto nel ristretto novero delle biografie di alto livello, non pochi sono gli spunti su cui potersi soffermare anche se a renderla particolarmente piacevole è soprattutto il brillante stile di scrittura in grado di esaltare al meglio un'epopea avvincente, ricca di molteplici sorprese. Dalle vittorie a mozzafiato alle disavventure personali, dagli encomi all'ignominia, dalla ricchezza alla povertà ogni pagina dedicata al campione ne offre più che mai l'autentica conferma dando modo, anche ai non addetti ai lavori, di conoscere, oltre ad una disciplina di indiscusso valore, la complessa interiorità di un protagonista a dir poco originale. Di questo ed altro abbiamo discusso assieme all'autore dell'opera, noto anchorman televisivo di TRC nonché apprezzato cronista del Corriere dello Sport-Stadio.

"Parlare di un personaggio come Braglia non è affatto semplice. Tuttavia per inquadrarne subito il profilo, ci pare assai doveroso ricordare ai nostri lettori le sue imprese più significative."

"Braglia è stato il primo grande atleta della storia sportiva del nostro Paese. Vinse due argenti nelle Olimpiadi “celebrative” del 1906 ad Atene, poi la medaglia d'oro sia a Londra 1908, sia a Stoccolma 1912, risultando imbattuto fino al suo ritiro dalle scene. Per questi risultati il re d'Italia volle conoscerlo. Inoltre si deve a lui l'unica eccezione al mondo riservata dai giudici ad un ginnasta in merito ai giudizi che, per Braglia, spesso non erano espressi in numeri ma in … iperboli: magnifico, straordinario, eccezionale. Era davvero il più forte di tutti!"

"Il periodo in cui si situa il racconto è contrassegnato da eventi drammatici: due guerre mondiali, l'ascesa e la caduta del fascismo, la difficile fase della ricostruzione. Quanto basta per intuire gli inevitabili rivolgimenti esistenziali di coloro che in quegli anni hanno vissuto."

"Sono stati anni difficili che hanno segnato l'eredita dell'Ottocento, quando si entrava in guerra ad ogni piè sospinto. Braglia ne è stato protagonista, ne ha approfittato e ne è stato vittima, ha avuto onori e si è scontrato al tempo stesso duramente con gli oneri di una vita che spesso lo ha segnato, compresi gli ultimi capitoli, certamente non felici. E' stato emigrante di lusso, attore, saltimbanco, campione e clochard, tante vite in una sola, la sua."

"Addentrandosi negli intriganti meandri del libro, si è spinti a scoprire i diversi lati del carattere di Braglia. Immaginiamo che per descriverlo, se ne sia fatto un'idea precisa."

"E' stato prima di tutto un uomo. Ed è anche il senso del mio libro: raccontando le vittorie di un campione, ho narrato la vita di una persona in carne ed ossa, con tutti i suoi difetti che spesso ho anche edulcorato, visto il bene che gli ho voluto, che ho voluto alla sua immagine, al suo ricordo. Ha avuto doti fisiche e mentali eccezionali nella sua disciplina, ha saputo reinventarsi, ma non è stato altrettanto bravo a gestirsi. "

"Quasi tre quarti di secolo sono trascorsi dalla morte del grande ginnasta: cosa crede che abbia lasciato in eredità alle nuove generazioni di atleti ed alla città di Modena?"

"Intanto chi parla di sport a Modena spesso parla di calcio e dello stadio del calcio, lo stadio Alberto Braglia. Che è stato teatro di straordinari racconti sportivi ma anche di concerti indimenticabili ed è un simbolo della città, che gli è stato dedicato nel 1957, tre anni dopo la sua morte. C'è una società, la Panaro, la sua unica società di appartenenza che lo ricorda con affetto e nostalgia. Poi, nulla. Difficile incontrare un modenese, sportivo o no, che sappia chi veramente sia stato Alberto Braglia, la sua memoria è offuscata dagli anni e da una disciplina che oggi non va più, purtroppo, per la maggiore. Anche per questo ho scritto L'atleta del re, perché dimentichiamo troppo presto chi vale."

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