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Magner Bein | Come si mangiava nelle terramare modenesi?

Dopo 3.500 anni dai tempi delle terramare scopriamo insieme ciò che si mangiava presso questi centri micro-urbani dal grande e antico fascino

Sono passati più di 3.500 anni da quando gli abitanti del territorio modenese vivevano nelle terramare, tra le più famose quelle Montale. All'epoca la cucina modenese non era fatta di gnocco fritto, crescentine, lasagne e tortellini, ma di ben altri alimenti, più adeguati allo stile di vita dell'epoca. Gli studi portati avanti dalla paleobotanica, che si occupa per l'appunto di ricostruire scenari di botaica e anche alimentari relativi a tempi molto antichi, ha permesso di conoscere meglio la cucina modenese al tempo delle Terramare.

Per comprendere la cucina di un popolo è necessario capire su cosa si basasse la sua economia, ed in effetti le terramare erano circondate da zone disboscate destinate al pascolo e alla coltivazione dei cereali, in particolare orzo e grano, ma dai semi ritrovati è stato possibile individuare anche avena, panico e segale. La coltivazione non si fermava solo ai cereali, ma era arricchita dai legumi che erano fondamentali nell'alimentazione dell'uomo delle terramare.

Diversamente avveniva per frutta e verdura che non erano coltivate, ma venivano raccolte secondo ciò che offriva la natura e così si erano soliti mangiare pere e mele selvatiche, ma anche prugnoli, sambuco, sorbo. Per quanto riguarda le bevande si pensa che potessero addolcire l'acqua con lo stesso sambuco, e che potessero far fermentare una bevanda ricavata dai cornioli, mentre all'epoca mancava il concetto del vino. 

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