Curiosità modenesi | La sosta in "autogrill" lungo la via Emilia esisteva già 2000 anni fa

Una interessante mostra allestitia a Castelfranco mostra come era una 'mansio', vale a dire una area di sosta per i viaggiatori dell'arteria romana che solcava la pianura paludosa. Con tante analogie con il presente

Spesso affollate. Con lunghe code per rifocillarsi o per usare i servizi. I piazzali stipati di mezzi di trasporto, grandi, piccoli e da 'cavalcare', soprattutto nei periodi di maggiore traffico. Non dovevano essere poi tanto diverse dalle moderne stazioni di servizio, le antiche aree di sosta che punteggiavano a intervalli più o meno regolari le grandi strade consolari di epoca romana. Per chi volesse farsi un'idea sugli 'autogrill' di 2.000 anni a Castelfranco Emilia arriva la mostra curata da Sara Campagnari, Francesca Foroni e Diana Neri "Una sosta lungo la via Emilia, tra selve e paludi. La mansio di Forum Gallorum a Castelfranco Emilia" che prenderà il via al Museo civico archeologico "Simonini" il 13 aprile. 

L'esposizione fa luce sulla 'mansio' recentemente trovata alla periferia occidentale di Castelfranco, la romana Forum Gallorum, una struttura rimasta attiva per circa sei secoli, dalla realizzazione della via Aemilia, su cui si affaccia, alla caduta dell'Impero romano, alla fine del V secolo. Si tratta, in effetti, di un caso da manuale: stazione di sosta affacciata su una strada consolare, a poca distanza, ma comunque fuori dal centro abitato di Forum Gallorum (posizione tipica delle stazioni di sosta relative alla vehiculatio, il servizio di trasporto statale), non troppo lontana dal fiume Panaro. Un edificio complesso formato da più corpi di fabbrica con diverse destinazioni d'uso, costruito attorno a un grande cortile scoperto su cui si affacciavano i diversi ambienti, le stalle, i depositi, i locali di servizio, le camere spesso dotate di focolari autonomi e un'area di cucina comune. Del resto, per costruire un impero ci vogliono strade su cui spostare uomini, eserciti, merci.

Per governare un impero bisogna attrezzarlo con stazioni di sosta dove ufficiali, dignitari, portatori di ordini e dispacci possano riposare, rifocillarsi, accudire animali, riparare i veicoli e ripartire con la massima rapidità. Gli archeologi hanno ricostruito l'intera sequenza insediativa della mansio usata ininterrottamente dall'inizio del II secolo avanti Cristo al V secolo dopo Cristo, che mostra una significativa ristrutturazione in età augustea, e che raggiunge la massima estensione (1.076,70 metri quadrati) nella seconda metà del I secolo dopo Cristo, con l'aggiunta di un cortile e un nuovo corpo di fabbrica. Gli scavi dicono che l'edificio veniva rifatto in media ogni 100 anni senza però mutare la configurazione degli ambienti, segno evidente che la mansio era perfettamente adeguata alle esigenze che avevano portato alla sua costruzione. Quello che invece cambiava sempre era la configurazione e posizione delle infrastrutture poste tra l'edificio e la via Emilia, canali e condotte necessarie al drenaggio della carreggiata che vengono continuamente spostate, allargate e strutturate. 

Oltre a mappe e installazioni multimediali, la mostra espone 163 reperti che danno conto di come, a dispetto della apparente semplicità delle strutture rinvenute, il tenore di vita degli abitanti della stazione di sosta e degli ospiti temporanei fosse di tutto rispetto: suppellettile da mensa di elevata qualità, vasellame in vetro e un raro esemplare coppa in ceramica invetriata. Ulteriore elemento a conferma di un luogo di sosta bene inserito nel contesto commerciale è il cospicuo quantitativo di anfore  nell'edificio, cosi' come nel territorio di Forum Gallorum, sin dalle prime fasi repubblicane. Con la fine dell'Impero Romano il complesso cade in disuso e diventa oggetto di uno smantellamento sistematico.

(fonte DIRE)

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