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La Pala Grossi alla Galleria Estense. In mostra il dipinto del Quattrocento

Sarà esposto da domani martedì 31 maggio in Galleria Estense la "Pala Grossi", importante dipinto di fine Quattrocento il cui autore e la cui provenienza sono rimasti a lungo ignoti

Sarà esposto da domani martedì 31 maggio in Galleria Estense la “Pala Grossi”, importante dipinto di fine Quattrocento il cui autore e la cui provenienza sono rimasti a lungo ignoti. Acquisita in comodato d’uso gratuito per cinque anni, la pala sarà esposta all’interno del percorso della Galleria Estense come opera significativa ed integrante delle raccolte d’arte estensi.

LA MOSTRA. La grande tempera su tela raffigurante la Madonna col Bambino in trono e i santi Sebastiano, Gioacchino, Anna, Francesco e Chiara, appartiene a privati ed è stata finora visibile al pubblico presso il Museo Civico d’Arte del Comune di Modena, dove è stata esposta per diversi anni al termine della mostra “Emozioni in terracotta. Guido Mazzoni – Antonio Begarelli. Sculture del Rinascimento emiliano” (Modena, Foro Boario, 21 marzo – 7 giugno 2009).

COLLABORAZIONE TRA MUSEI. La cosiddetta “Pala Grossi” arriva dunque in Galleria Estense in virtù di una sempre più stretta vicinanza tra enti museali – la Galleria Estense e i Musei Civici di Modena – in proficua collaborazione tra di loro. E questo grazie non solo ad una vicinanza fisica bensì in virtù di una politica di dialogo continuo che permette al Palazzo dei Musei, sede delle raccolte artistiche e bibliografiche estensi ma anche di altri Istituti culturali, di dialogare con la città e di presentarsi all’esterno come un unico grande museo.

LA TELA. La “Pala Grossi”, dal nome dell’ultimo proprietario, riemerge nel 1984 e suscita da subito un vivace dibattito tra gli storici dell’arte, che la attribuiscono chi ad Antonio da Crevalcore, chi a un ignoto maestro attivo tra Bologna e Modena, affine al cosiddetto “Maestro di Ambrogio Saraceno”. Solo recentemente gli studi di Antonio Buitoni e Angelo Mazza hanno identificato l’opera con il dipinto un tempo sull’altare dell’oratorio dell’Immacolata Concezione a Reggio Emilia, proponendone una convincente attribuzione a Giovanni Antonio Bazzi, pittore attivo tra Parma e Bologna tra Quattro e Cinquecento, autore dell’affascinante Madonna col Bambino del museo di Springfield in Massachussets.
 
IL VALORE DELL'OPERA. L’opera è uno dei frammenti superstiti del fregio delle Beccherie, il pubblico macello costruito nei pressi di Piazza Grande per volere dei Conservatori della magnifica Comunità (il Comune di Modena) tra il 1537 e il 1538, dove Nicolò dell’Abate dipinse figure allegoriche, putti vendemmiatori e scene di concerto, ponendo la propria firma proprio ai piedi della figura del patrono. Si tratta quindi di un’opera di forte valenza civica oltre che di grande importanza per la storia dell’arte modenese, molto significativa per lo stretto rapporto che la collega con altre opere esposte nella stessa sala, in particolare la Madonna di Piazza di Antonio Begarelli.

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