"Una volta, c’era…", Emilia Romagna Teatro rialza il sipario per la stagione invernale

Presentato il cartellone degli spettacoli di Ert, che sul territorio modenese riguardano il Teatro Storchi, il Teatro Dadà e il Teatro Fabbri. Chiuse per lavori le sale delle Passioni. Abbonamenti da oggi

Una volta, c’era…: nella primavera di quest’anno, per effetto della pandemia che ha paralizzato l’intero pianeta, si è generato un improvviso strappo nel tempo, una ferita profonda si è aperta nella storia dell’umanità. Un mondo, il nostro, come eravamo abituati a percepirlo ogni giorno, c’era e ora non c’è più. Dentro questa emergenza generale, la comunità teatrale, fatta di artisti, spettatori e lavoratori, ha subito un vero e proprio shock perché ciò che è venuta meno a causa delle necessarie restrizioni in atto è l’essenza stessa di questa forma artistica: la presenza, la relazione.

Una volta, c’era. Partendo dal desiderio di uscire, finalmente, da uno stato di sospensione e scrivere una nuova storia – la stagione diffusa nelle cinque città – ERT Fondazione si lascia ispirare dal tradizionale incipit delle fiabe, ribaltando la prospettiva per arrivare a raccontare una realtà diversa a tutti gli effetti, completamente da reinventare.

Teatro Storchi, il cartellone 2020/21

«ERT Fondazione, in coerenza con la sua missione, – afferma il Presidente Giuliano Barbolini – è rimasta ben salda nel suo ruolo di teatro pubblico, come fautore di interazioni, e lo ha fatto spostandosi, durante i mesi del lockdown, sul web, quel “luogo non luogo” accessibile a tutti, riuscendo, grazie alla creazione della piattaforma ERTonAIR, a tenere aperto un pensiero sul Teatro e la sua funzione. Così, e con soddisfazione, abbiamo notato l’ampia volontà del pubblico di tornare a vivere e popolare lo spazio teatrale, e, appena possibile, con grande impegno, e nel rispetto delle norme di sicurezza, la nostra struttura ha dato vita in tutte le città che abita a fitti calendari di attività estive, con un notevole successo di partecipazione, con le persone liete di tornare a incontrarsi dal vivo e sentirsi parte di una comunità. Una funzione che ERT Fondazione ha svolto, anche in questa occasione, sempre in sintonia e in collaborazione con le istituzioni e le realtà associative e culturali della Regione, ma anche a livello nazionale e internazionale, in una rete vasta, e sempre più ampia. Il teatro c’è, c’è ancora e ci sarà. Una comunità che proprio nella situazione di criticità attuale si è dimostrata ancor più necessaria, perché capace di reinventarsi e cambiare forma, restando sempre “bene comune” a fianco al cittadino, e oggi più che mai attenta alla contemporaneità che ci circonda».

Il Teatro Nazionale dell’Emilia-Romagna si prepara ora a inaugurare la stagione invernale: insieme agli artisti con cui in questi anni ha intessuto relazioni e condiviso visioni e ai cittadini di Modena, Castelfranco Emilia, Vignola, Bologna e Cesena, dando segno tangibile della sua presenza e della sua funzione pubblica. Tuttavia rimarranno chiuse per lavori di ristrutturazione le sale del Teatro delle Passioni di Modena (ma sono in fase conclusiva i lavori per ultimare la nuova sede delle Passioni), e del Teatro Bonci di Cesena, che riprenderà la programmazione in sede a gennaio 2021.

Teatro Fabbri, gli spettacoli a Vignola

«Se da millenni – scrive il Direttore Claudio Longhi – le comunità si raccolgono a teatro è anche perché da millenni il dramma, nello spettro più ampio delle sue possibilità – dalla tragedia alla commedia d’intrigo barocca, giù giù fino al dramma paesaggio o all’enciclopedia delle forme postdrammatiche financo le più sospese –, ambisce a ben vedere a spiegarci la realtà, intrecciando trame, disegnando mete, ricercando origini, allineando, insomma, sassolino dopo sassolino, proprio come Pollicino, un atto dopo l’altro, una scena dopo l’altra, un episodio dopo l’altro, i fatti, le impressioni, le emozioni. A questo, tra l’altro, serve dunque lo specchio (e la specola) del teatro: a organizzare l’esistente. A dare una forma, e un senso, alla nostra quotidianità. Mutatis mutandis vale dunque per il palcoscenico e i suoi romanzi teatrali quanto Calvino argomentava circa le sue favole: “Le fiabe sono vere. Sono, prese tutte insieme, nella loro sempre ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, una spiegazione generale della vita […]; sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e una donna”».

Castelfranco, la stagione del Teatro Dadà

Guardando al presente attraverso la lente delle fiabe, la stagione 2020-2021 di Emilia Romagna Teatro indaga il nostro tempo segnato da continui sconvolgimenti, per avviare una riflessione condivisa su alcuni temi cruciali della nostra attualità e dell’etica contemporanea: il rapporto dell’uomo con l’ambiente, il ruolo della scienza nella percezione della realtà e nell’evoluzione, la funzione dell’informazione e le sue trasformazioni, l’intervento della finanza negli assetti sociali globali e il fenomeno delle migrazioni.

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L’emergenza sanitaria ha imposto un’organizzazione della stagione in due parti e privilegiato l’attività produttiva, con un nucleo di attori stabile, come già avviene in alcuni teatri europei. Da settembre 2020 a gennaio 2021, andranno in scena quasi esclusivamente produzioni made in ERT: al centro gli attori della Compagnia permanente che quest’anno si arricchisce di nuovi componenti, per un totale di 14 attori e una regista assistenteSimone Baroni, Daniele Cavone Felicioni, Michele Dell’Utri, Michele Di Giacomo, Simone Francia, Michele Lisi, Diana Manea, Paolo Minnielli, Elena Natucci, Silvia Rigon (regista assistente), Maria Vittoria Scarlattei, Cristiana Tramparulo, Jacopo Trebbi, Giulia Trivero, Massimo Vazzana – che lavoreranno accanto ad altri attori, guidati da registi e drammaturghi cari alla Fondazione, alcuni da anni di casa nei teatri di Emilia Romagna Teatro.

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