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Mercoledì, 29 Maggio 2024
Cultura

Sei personaggi in cerca d'autore in scena sabato al Teatro Michelangelo

Protagonisti gli attori dell'associazione Anfitrione coordinati dalla regia di Andrea Ferrari

Allo sviluppo della consapevolezza umana, fondata sul principio socratico del Gnōthi seautón (conosci te stesso), non poco hanno contribuito, oltre agli insigni nomi della filosofia universale,  psicanalisti quali Freud e Jung capaci di influenzare non solo il mondo scientifico ma anche quello narrativo. Se già nei cinquecenteschi capolavori di Shakespeare le oscure pieghe del profondo assumono un'inaspettata visibilità, a partire dai primi decenni del secolo scorso, la letteratura oltrepassa, infatti, qualsiasi prevedibile confine divenendo, nella turbolenta evoluzione storica, lo strumento principe della ricerca interiore.

Ed è precisamente nel primo periodo post bellico, che Luigi Pirandello, arricchendo le nascenti correnti di pensiero, concepisce per il palcoscenico  opere memorabili e, in particolare, Sei personaggi in cerca d'autore, di scena sabato prossimo al Michelangelo di Modena grazie agli attori dell'associazione Anfitrione. Ambientata pure nella finzione in un teatro, la pièce è ancora oggi una delle pietre miliari della cultura italiana nonché esempio di assoluta attualità. Del resto, lo confermano l'intrinseco significato analitico, il virtuale superamento dei limitati spazi recitativi e, soprattutto, la trama, nella quale una compagnia viene improvvisamente interrotta durante le prove dai componenti di una strana famiglia intenzionati a far rappresentare dal capocomico il loro intimo dramma. Condizione paradossale e quanto mai intrigante per il regista Andrea Ferrari, uno dei più attivi protagonisti dello spettacolo cittadino.

Moliere, Wilde, Svevo compongono da sempre il ricco carnet di grandi classici su cui, lei, Ferrari, concentra maggiormente l'attenzione e nel quale non poteva, di sicuro, mancare l'autore siciliano. "Proprio per questo, cogliendo l'importante ricorrenza della sua morte avvenuta nel 1936, ho ritenuto opportuno allestire una rassegna denominata Pirandello 80, esordita due settimane fa con Pensaci Giacomino e che si concluderà con Quatto Atti Unici."

Un impegno non indifferente. "E reso ulteriormente complesso dalla decisa identità del drammaturgo, uno dei pochi a sperimentare ogni esperienza in campo teatrale, dalla scrittura alla direzione artistica. Tuttavia gli orizzonti che ne hanno caratterizzato l'esistenza vanno ben aldilà del semplice proscenio e si estendono alla lettura dell'inconscio, da lui concretamente espressa sulle pagine dei copioni con un continuo gioco di mascheramenti obbligati dall'essere, a seconda delle circostanze, uno, nessuno e centomila."

Ovvero il viatico più prossimo alla follia. "In cui Pirandello ebbe la sventura di imbattersi a causa della malattia che costrinse la moglie in manicomio per quasi 40 anni. Non dobbiamo, perciò, meravigliarci se il suo lavoro fu, all'inizio, talmente poco compreso dagli spettatori da suscitare, alla prima dei Sei personaggi in cerca d'autore, un turbinio di proteste. Ben diversamente, comunque, andò nella replica del '25, allorché venne introdotta la rivoluzionaria entrata degli attori dalla platea, una soluzione tuttora moderna così come i temi trattati."  

Alquanto difficili da rendere al meglio. "Tanto da comportare sei mesi di prove e l'impegno di una ventina di persone. Ciononostante, la soddisfazione dell'intera associazione della quale ho l'onore di essere presidente è grande.  Anfitrione è una realtà conosciuta ed apprezzata che, non avendo mai fatto leva su contributi ministeriali, continua a sostenersi con i suoi laboratori teatrali e le diverse produzioni, in grado di richiamare ad ogni stagione un pubblico numeroso. Una garanzia, quindi, di qualità confermata anche in quest'ultimo, imperdibile appuntamento."

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