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Lunedì, 15 Aprile 2024
Cultura

Vivere Appennino | Le leggende dell'Appennino modenese sull'amore

Nella tradizione dei nostri Appennini vi è il racconto di leggende attorno al focolare, e tra quelle più belle tre sono passate alla storia per descrivere al meglio l'amore

Con l'avvicinarsi del periodo freddo fino a pochi decenni fa le famiglie dell'Appennino si ritrovavano nella stalla riscaldate dalle mucche e passavano il tempo raccontandosi storie e leggende. Così abbiamo scelto per voi tre leggende modenesi legate all'amore e cosa non si faccia per ottenere o per non perdere l'altro: 

Una scelta difficile per amore

La leggenda è ambientata oltre il Passo del Lupo, dove oggi vi è una delle moderne sciovie, abitava un tempo una bella pastora. Ogni giorno all'alba la ragazza faceva uscire il suo gregge dal recinto e si dirigeva verso i pascoli. Insieme a lei c'era sempre il suo grosso cane che l'aiutava a mantenere le pecore in branco. Un giorno, mentre era distesa all'ombra di un grosso faggio, mentre doveva fare da guardia alle pecore si addormentò e fu sorpresa dal signore dei boschi, un genio, che da quel momentò si innamorò di lei. Tuttavia aveva paura a mostrarsi e così attendeva che ogni giorno la fanciulla si addormentasse per poterla ammirare, ma ecco che un giorno prese coraggio e decise di mostrarsi. La fanciulla rimase abbagliata dalla forza e dalla potenza del signore dei boschi, e così il genio dichiarò il proprio amore, e lei cedette alle sue lusinghe. Presto però il suo fervore amoroso si scontrò con una dura realtà: "Agli esseri soprannaturali non è concesso di amare le persone comuni". E così la fanciulla decise di compiere un atto estremo e lo abbracciò sotto il noto faggio. Un fulmine a ciel sereno colpì l'albero e il corpo della ragazza si fuse col tronco della pianta e le sue sembianze di fanciulla rimasero nella forma del tronco. Il genio distrutto dal dolore tornò nel regno dei suoi simili. E' solo una leggenda? Fino a pcohi anni fa si poteva vedere questa pianta che conservava evidenti forme di ragazza, da qui nacque il nomignolo "Bella Donna". 

Non è la solita storia di una fanciulla e un cavaliere

Secondo una leggenda, presso il castello di Guiglia viveva a corte un prode cavaliere che era innamorato della figlia del castellano. Il loro amore era segreto. La ragazza venne messa in palio come premio di un torneo, così il cavaliere ne prese parte, ma il rivale lo spinse a terra conquistando il premio ambito. La fanciulla chiese al padre di annullare il torneo e di poter curare il cavaliere ferito, ma in seguito a quella scelta la ragazza scomparve misteriosamente, forse rapita dal vincitore della sfida. Il cavaliere era distrutto dal dolore e le sue condizioni tornarono ad aggravarsi, finché una notte non vide dalla sua finestra una donna che gli pareva la fanciulla amata. Senza pensarci su corse fuori dal castello tentando di raggiungerla, ma lei si disperse nella foresta lasciando dietro di sè una scarpetta d'oro sulla riva del fiume. Il cavaliere non sappe mai che si trattava di una fata, e rimase a fissare il fiume che cambiava colore diventando color ruggine a causa della scarpetta magica. Ancora oggi, l'erba ai bordi del fiume è macchiata di un color ruggine.

Quando l'amore si perde

E' una delle leggende dell'Appennino più note e più intriganti. L'ambientazione riguarda le cascate del Bucamante, che devono il loro nome alla tragisca storia del pastore Titiro e della nobile dama Odina. Lei era bellisima, giovane, bionda ed era solita fare lunghe passeggiate per i boschi in compagnia della sua domestica, e fu in una di queste camminate che incontrò il giovane pastore Titiro, anch'egli bellissimo. I due si innamorarono, per poi incontrarsi in segreto, ma un giorno la domestica invidiosa disse tutto ai genitori di Odina, che fecero rinchiudere la figlia nel castello. Odina però riuscì a scappare e raggiunse Titiro, ma non passò molto tempo che udirono le voci dei domestici in lontananza, così, capendo che il loro amore sarebbe finito, si gettarono dalle cascate del Bucamante, in un tenero abbraccio che li avrebbe uniti per l'eternità.

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