Gino d'Ugo espone il "Tempo fertile" al Gate 26A

“Quello che mi prefiggo è creare un punto di rottura tra l’individuo e gli automatismi (reificazione) in cui la società tende ad omologarci”
(Gino D’Ugo)

Gino D’Ugo si è evoluto nel tempo mantenendo la matrice scultorea che lo contraddistingue. Con Tempo Fertile sviluppa un’opera che, se scomposta, possiede molteplici simboli legati a significati che conducono ad un racconto esperienziale. Tempo Fertile è un’installazione composta da circa mille uova disposte a terra le quali creano un riquadro che copre parte dello spazio artistico indipendente di Gate 26A. Su di esse viene proiettato il monoscopio che rimanda alla vecchia immagine della sospensione dei canali televisivi Rai. Inaugurazione sabato 2 marzo alle ore 18.

La perfezione e la stabilità del quadrilatero pone il focus verso una dimensione immanente. Un aspetto orizzontale, dunque, dove l’uovo riconduce alla nascita dell’uomo evidenziando la sottile demarcazione tra oggetto e coscienza. Un contenitore dal contenuto in perpetuo sviluppo e mutamento. Un contenuto intrinseco che ora ha necessità di fermarsi e di riflettere per capire se stesso e il suo rapporto con il mondo che corre ad una velocità vertiginosa. Velocità che disorienta e compromette tutto. Le innumerevoli uova fanno da sfondo alla luce discendente che proietta l’immagine del monoscopio. Lo spazio è riempito dal suono ininterrotto del “vuoto televisivo” con l’obiettivo di creare un’alienazione temporanea sulla base del consueto concetto di “rinunciare per far emergere”. In questo modo il pubblico viene immerso in una dimensione altra con l’obiettivo di farlo arrestare, di bloccare il flusso di informazioni e di input, per un periodo indefinito. Un tempo tanto sconfinato quanto intenso per poter recuperare la propria condizione.

L’opera riconduce all’uomo e nello specifico alla singolarità, indispensabile per la costruzione di un insieme, necessaria per la sostenibilità di una comunità capace di ritrovare e condividere valori. L’assenza di punti di riferimento conduce alla perdita della dimensione reale e guida verso la riflessione. A tal proposito l’artista trae ispirazione da due opere per lui fondamentali, ovvero: Quadrato Nero (1916) e Quadrato Bianco su fondo bianco (1918) di Malevich. Di queste Gino D’Ugo ne riprende il punto 0 delle forme, per una rappresentazione non-oggettiva, e la percezione dell’assenza – l’assenza assoluta – che rappresenta l’azione pura cioè l’impulso fondante per costruire il mondo avendo percezione di sé. L’esperienza degli elementi che costituiscono l’installazione perdono peso in termini di tangibilità e materialità trasformandosi a contatto con l’immaginario collettivo. L’artista vorrebbe che l’esperienza dell’opera fosse un esperimento sensoriale capace di essere interiorizzato e metabolizzato. Uno “strumento” per innescare visioni tali da poter ampliare, in termini di senso, l’opera tutta. Tempo Fertile si assume l’impegno di offrire una possibilità di ragionamento con l’obiettivo di porsi dei quesiti rispetto al quotidiano.

L’associazione dei diversi elementi è parte integrante dello slittamento fuori dalla codificata ragione. Questa interferenza vuole evidenziare lo spazio che ci è conforme e quello della relazione sviluppando un binomio contrastante da ciò che i media ci propongono con le loro immagini univoche.

A cura di Valentina Muzi

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