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Stefano Rodotà e i rischi del "Biodiritto"

Stefano Rodotà, professore di Diritto Civile presso l'Università di Roma "La Sapienza", parlerà domattina in piazza Martiri a Carpi del "Biodiritto". La lezione inizierà alle 11.30

Domattina, domenica 18 settembre, a Carpi in piazza Martiri a partire dalle 11.30, terrà la lezione magistrale Stefano Rodotà, professore di Diritto civile presso l’Università di Roma “La Sapienza”. Da finissimo giurista qual è, Rodotà tratterà il tema del "Biodiritto".

"Il mio sottotitolo è 'Regole della vita tra artificio e natura' e il diritto in effetti è tecnica, artificio. Il diritto naturale è una invenzione politica usata per opporsi al potere oppressivo: Bobbio ha parlato di rischio massimo di arbitrio nel diritto naturale, perché il diritto dovrebbe essere certezza mentre la natura è da ognuno vista a proprio modo. La parola 'biodiritto' è tra tutte la parola più recente e meno conosciuta rispetto a biopolitica e bioetica".


"La vita è più che biologia, è biografia; tanto che la biologia è legata a fattori esterni quindi non si può ridurre la persona solo ad essa. La biopolitica si trova in Michele Foucault che mostra come si siano create strutture per impadronirsi della vita delle persona: il potere esercitato per impadronirsi della vita delle persone cancellando addirittura gli esseri umani dal novero delle persone come nel caso degli ebrei. La bioetica è uno strumento che serve ad indicare un limite: si pensi al caso della mamma-nonna che sconvolge le categorie che hanno accompagnato il mondo dalla sua nascita. Si chiede al diritto di  ripristinare lo stato di natura ma non è nelle sue caratteristiche, rischia di diventare solo uno strumento autoritario".

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