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Balletto: "Incoronazione di Poppea", applausi dal Teatro Comunale

Raffinata ouverture per la stagione del Balletto al Teatro Luciano Pavarotti: accolti con grande entusiasmo i nove ballerini della compagnia Gauthier Dance. Protagonista della serata il genio del coreografo Christian Spuck

Ieri sera un coro di applausi ha salutato lo spettacolo inaugurale della stagione di Balletto 2011-2012. Il teatro, gremito di spettatori curiosi riguardo le novità di quest’anno, ha accolto con entusiasmo i nove ballerini della compagnia Gauthier Dance che hanno dato nuova vita all’ultima opera del compositore Claudio Monteverdi, L’incoronazione di Poppea, reinterpretata liberamente per l’occasione dal genio di Christian Spuck, coreografo residente del Balletto di Stoccarda.

Ancora una volta è l’immortale attualità della storia antica a sedurre l’uomo contemporaneo. Attraverso un Barocco scenografico e musicale depurato fino al minimalismo, Christian Spuck rievoca la primordialità degli istinti umani, tra lussuria e brama di potere, riproponendo la dissoluta passione che induce Nerone e la propria amante Poppea a cospirare contro Ottavia, moglie dell’imperatore romano, e contro Ottone, innamorato di Poppea, per consentire a quest’ultima l’ascesa al trono.

Con un linguaggio fisico carico di sensualità, i corpi danzanti della compagnia, residente alla Theaterhaus Stuttgart, parlano di inganni, amori, tradimenti e debolezze che appartengono al passato dei personaggi e al presente dello spettatore. Ricca di prese e di un continuo contatto tra i corpi tecnicamente forti, la coreografia esplode in movimenti impulsivi, ma accurati, per poi adagiarsi su passaggi lenti, ma carichi di tensione sensuale.


Per annullare le distanze temporali con l’epoca romana e quella barocca, il coreografo propone una commistione di stili e di linguaggi espressivi che accostano la corporeità della danza alla parola recitata dai ballerini, i filmati, alcuni in presa diretta, di Fabian Spuck, alla musica pop e a quella monteverdiana contaminata da Martin Donner. L’atmosfera cupa, dominata dai toni del nero, potenzia il profondo senso di inquietudine instillato dalla partitura musicale e trascina lo spettatore nei tormenti e nella depravazione dei personaggi.

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