All'Auditorium Rita Levi Montalcini di Mirandola Molière/Il Misantropo (ovvero il nevrotico in amore)

Un classico del teatro rivisitato da uno dei nomi più originali della scena italiana contemporanea. Con lo spettacolo di prosa Molière/Il Misantropo (ovvero il nevrotico in amore) di Valter Malosti tratto dal capolavoro del grande autore francese adattato e tradotto in italiano dallo stesso Malosti assieme a Fabrizio Sinisi prosegue venerdì prossimo 24 gennaio alle ore 21.00 la Stagione Teatrale 2019-2020 dell’Auditorium Rita Levi Montalcini di Mirandola curata da ATER FONDAZIONE Circuito Regionale Multidisciplinare, in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Mirandola.

Sul palco con Malosti nel ruolo di Alceste, anche Anna Della Rosa (Célimène), Sara Bertelà (Arsinoè), Edoardo Ribatto (Oronte), Paolo Giangrasso (Filinto), Roberta Lanave (Eliante), Matteo Baiardi (Clitandro) e Marcello Spinetta (Acaste). I costumi sono di Grazia Materia, le scene di Gregorio Zurla, le luci di Francesco Dell’Elba, la cura del movimento di Alessio Maria Romano, la canzone di Bruno De Franceschi, al contrabbasso Furio Di Castri, suoni e voci David Bowie, François Couperin, Serge Gainsbourg, Pierre Henry, Michael Nyman, Kristin Oppenheim, Alan Splet, Igor Wakhevitch, Chris Watson. Una produzione TPE Teatro Piemonte Europa, Carcano Centro d’Arte Contemporanea, LuganoInScena. Biglietti interi 15 euro, ridotti 12 euro.

Nel 1666 Molière debutta con il suo Misantropo: una commedia amara e filosofica, anomala e profetica, secondo molti il suo capolavoro – «un classico del Novecento», scrive Cesare Garboli, «scritto tre secoli fa». Il Misantropo è oggi un testo totalmente “al presente”, violento, potente, perturbante. Una commedia tragica, venata di una forma di umorismo instabile e pericolante, che porta in sé, appena al di sotto della superficie comica, le vive ferite e il prezzo altissimo costato al suo autore: in essa emergono le nevrosi, i tradimenti, i dolori di un personaggio capace di trasformare tutto il proprio disagio e la propria rabbia in una formidabile macchina filosofica, esistenziale e politica, che interroga e distrugge qualunque cosa incontri nel suo percorso. Ma questo capolavoro è allo stesso tempo anche il dramma di un essere inadeguato alla realtà, l’allucinata tragedia di un uomo ridicolo, che si scontra con un femminile complesso e modernissimo, rappresentato come un prisma dalle tre figure di donna presenti nel testo, una sorta di misteriosa trinità. Una commedia di confine, che coglie Molière al momento di farsi buffone del Re: infatti il grande autore nello stesso anno del Misanthrope collabora intensamente alle feste di Saint-Germain, e da quel momento in poi si adopererà sempre più ad organizzare i divertimenti reali. Molière, come scrive acutamente Fausta Garavini, “abbandona la propria intima spoglia al suo personaggio”, forse il più autobiografico, se appunto si pensa anche al rapporto di servitù o servilismo nei confronti di Luigi XIV. “Alceste non può vivere nel mondo e fugge nel deserto; Molière deve sopravvivere e si costituisce prigioniero, si dichiara sconfitto.” Ma allo stesso tempo dichiara, nel suo fallimento, la forza insuperabile ed eversiva della sua ribellione.

Valter Malosti, dopo il grande successo della sua rilettura de La scuola delle mogli, torna ad affrontare Molière, e lo fa proponendo al pubblico un Misantropo del tutto inedito. L’Alceste di Malosti è un filosofo, un nero buffone, un folle estremista del pensiero, che assume in sé anche le risonanze più intime e strazianti del dramma molieriano, senza rinunciare alla sottile linea comica, al fuoco farsesco che innerva il protagonista. Accanto a lui, nella parte di un’inedita Célimène, Anna Della Rosa, una fra le attrici più talentuose della sua generazione, ammirata anche al cinema nel film premio Oscar La grande bellezza di Paolo Sorrentino, insieme a un cast di altissimo livello: Sara Bertelà, Edoardo Ribatto, Roberta Lanave, Paolo Giangrasso, tra gli altri.

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