Retrospettiva di Luciano Prandini alla Bottega d'arte

La prima retrospettiva di Luciano Prandini - Modena 1938 - 2012 pittore certamente da scoprire per notevoli risvolti che spaziano da un naif surreale ad un spazialismo informale, si avrà nel mese di maggio entrante. La mostra si terrà nella sua Modena, presso l'emergente galleria - la BOTTEGA d'ARTE - sita nel cuore della città a due passi dalla chiesa della Pomposa, e precisamente in Via Ganaceto 61. Curatore della mostra, volontariamente incentrata su paesaggi Modenesi, e' il figlio Massimo. Notevole la sua opera per ricordare l'opera del padre, ma anche per farci godere della mirabile produzione dello stesso. Pittura istintiva e naif che senza rifarsi a forme preconcette, espone la realtà con ingenuità di visione, pur tuttavia è pittura di livello tecnico superiore, mediato, qualitativamente disposto ad una ricerca stilistica non trascurabile. Prandini, quando ci ha lasciato, era giunto ad una consapevole maturità sia per quanto concerne la formulazione del suo discorso, sia per quanto riguarda l'espressione finale dello stesso. Siamo quindi felici che la sua stagione artistica sia stata gelosamente conservata e che si possa visionare ed apprezzare nel ricordo, ma anche nella consapevolezza di aver di fronte opere di grande valore.

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Commenti (2)

  • Luciano era di Modena centro. Se ne andò via, lasciando la città e la Ghirlandina, quando aveva superato i venti anni da un bel pò, fù in America, ma di questo non vi racconterò, per lasciarvi la curiosità, per una prossima mostra. Parliamo quindi della prima mostra retrospettiva a lui dedicata: Modena ne è il tema, la piccola -galleria ..la BOTTEGA d’ARTE.......ne è il luogo ed il prossimo maggio ne è il tempo. Luciano Prandini era spirito contemplativo, sensibile alla voce della propria verità interiore, condusse il colloquio pittorico con i suoi soggetti in una dimensione quasi panteistica ed onnirica, considerando le cose partecipi di quell’armonia cosmica che è appunto proiezione del divino. Tale sostrato contenutistico spiega il senso dei suoi paesaggi urbani e non, l’anelito richiamo di spazi infiniti, l’affermazione di una solitudine vibrante che, in ultima analisi, è il riflesso della consapevolezza dei limiti umani rispetto alla vastità dell’universo . Solitudine, quindi di spazi e città, anche se popolate da tantissime figure, piccole come formiche, indefinite, indistinte, usate come corollario della rappresentazione globale. L’eco di questa ispirazione, quasi religiosa, è vivo soprattutto nell’anelito alla luce al colore, in quel bisogno di trasfigurazione che guida l’artista nella composizione di dipinti in cui semplici e primarie forme. spesso di città ricostruite con il metro della fantasia, paiono come purificate . La mostra di maggio ci fa ammirare una città di Modena, vista da un Prandini che indossò per l occasione gli occhiali delle fiabe, dove l’animo dell’artista è rimasto sempre fedele, in un nostalgico slancio, alla sua infanzia. Le immagini si ritrovano e si accomunano per virtù di quello stile tra il naif ed il surreale che il pittore modenese intuì ed espresse la prima volta, agli inizi della sua carriera di artista. Sono opere che appartengono ad una misurata lucidità espressiva e ad un ingenuo e costante incanto delicato, naturale ed umano. Dunque pittura istintiva, naif che senza rifarsi a forme preconcette espone la realtà con ingenuità di visione, pur tuttavia è pittura di livello tecnico superiore, mediato, qualitativamente disposto ad una ricerca stilistica non trascurabile. Prandini, dunque quando ci ha lasciato era giunto ad una consapevole maturità sia per quanto concerne la formulazione del suo discorso, sia per quanto riguarda l’espressione formale dello stesso. Siamo felici che la sua stagione sia recuperabile nelle opere che restano a testimoniare un valido e ricco amore per la pittura, ma altresì a farlo ricordare da chi lo ha apprezzato e da chi gli ha voluto bene. Maxx Padovani

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