Nonantola, il Museo Benedettino e Diocesano riapre al pubblico

Venerdì 30 aprile, giorno in cui a Nonantola si fa memoria di Sant’Anselmo, abate fondatore dell’Abbazia, il Museo Benedettino e Diocesano d’arte sacra - all’interno del Palazzo Abbaziale - riprende la propria apertura al pubblico con attenzioni particolari imposte dall’attuale emergenza sanitaria e con il seguente orario provvisorio ridotto: giovedì dalle 9.30 alle 12.30; venerdì, sabato, domenica e festivi dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18. Altri giorni e orari sono possibili scrivendo all’indirizzo museo@abbazianonantola.it o chiamando il numero 059-549025.

La visita è consigliata su prenotazione, in quanto l’accesso alle sale espositive avviene a numero ridotto. La Direzione – basandosi sulle linee guida del Ministero Beni Culturali e attenendosi alle disposizioni delle autorità competenti – ha adottato tutte le misure necessarie a garantire la salute di operatori e visitatori, assicurando al contempo la tutela delle opere d’arte esposte: sarà obbligatorio l’uso di mascherine e il distanziamento all’interno degli ambienti di almeno 1,5 metri tra le persone. I visitatori, all’ingresso, riceveranno indicazioni utili e all’interno del complesso museale troveranno percorsi ben individuati per l’accesso in tutta sicurezza.

Riprendono anche le tradizionali visite guidate pomeridiane il sabato e la domenica pomeriggio alle ore 15, una formula ormai collaudata per condurre il visitatore in un viaggio nel Medioevo attraverso la basilica abbaziale ed il Museo. È obbligatoria la prenotazione anticipata (museo@abbazianonantola.it).

Maggiori informazioni sono consultabili sul sito www.abbazianonantola.it. È possibile tenersi aggiornati su tutte le iniziative del museo e del complesso abbaziale anche seguendo la pagina Facebook e Instagram Abbazia di Nonantola.

Le sale vuote dei musei non indicano luoghi d’abbandono: sono in attesa di riaccogliere presto il pubblico di visitatori, appassionati e fedeli provenienti da vicino e lontano. In questo difficile passaggio storico, le opere d’arte non sono state lasciate a se stesse: direttori, curatori, restauratori, con il loro occhio attento, le hanno sorvegliate, adottando gli accorgimenti necessari per la loro tutela, in attesa di poterle nuovamente proporre al pubblico. I musei in generale rappresentano la nostra identità, la conoscenza, la bellezza; i musei diocesani, in particolare, sono luoghi della fede, della pastorale, dell’incontro, dell’annuncio: ora finalmente dopo lunghi mesi di pausa forzata si può riaprire e, in modo diverso da prima, continuare a raccontarsi in modo nuovo ed originale.

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