Weekend alla sala Truffaut per parlare di poesia

Straordinario film proposto alla sala Truffaut sabato 3 febbraio alle ore 21,15 e domenica 4 febbraio alle ore 18 e 20,30. Per “Spazio aperto – Inediti e riscoperte” il Circuito Cinema propone in prima visione esclusiva POESIA SENZA FINE  (Cile 2016, 128’) di Alejandro Jodorowsky. Santiago del Cile, al debutto degli anni ’50. Jodorowsky ha vent’anni e il desiderio di diventare poeta contro il parere del padre che lo sogna medico, ricco e borghese. Intrappolato nell’ennesima riunione di famiglia, recide (letteralmente) l’albero genealogico e ripara in una comune di artisti avanguardisti per coltivare finalmente il desiderio ardente.

Ispirato dai più grandi maestri della moderna letteratura latino americana (Enrique Lihn, Stella Diaz, Nicanor Parra) e immerso nella sperimentazione poetica, Alejandro farà la sua rivoluzione culturale. Con questo film, Jodorowsky invita lo spettatore al viaggio. Un viaggio introspettivo che pesca ancora una volta nella sua biografia e nel suo universo fantasmatico, dischiudendo la stagione rocambolesca dell’adolescenza e muovendo verso l’età adulta delle prime espressioni artistiche, dei primi turbamenti sentimentali. 

L’artista prosegue il racconto giocoso e caricaturale della sua esistenza, inventando e reinventando un altro cinema, personale, libero, senza limiti. Un cinema taumaturgico abitato da creature fantastiche che sembrano fuggite dall’immaginario felliniano. Poeti, clown, nani, ballerine e giocolieri scendono in pista per salvare quello che possono con un atto poetico prodigioso. Su tutti dominano Stella Diaz, poetessa dai seni opulenti e i capelli rossi, che inizia Alejandrito al seso e alla bellezza aggrappata a un’erezione senza fine, Enrique Lihn compagno di notti liriche ed alcoliche che interpreta la poesia in azione e prosegue tutto dritto fino al mattino, Pequenita, nana che vuole crescere con l’amore. Opera immensa, audace e generosa.

Poesia senza fine comincia dove si interrompe la danza della realtà, cronaca dell’infanzia cilena dell’autore. Se la madre canta sempre il suo ruolo come in un film di Demy e il padre, tiranno domestico, vende ancora lingerie umiliando i poveri, a crescere è Alejandrito, eroe adolescente, esaltato e scapigliato che chiude coi genitori e abbraccia la carriera di poeta.

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